«Andrea, proteggici da lassù» 

Sull’incrocio teatro della tragedia. Molti ragazzi si sono ritrovati domenica sera per ricordare l’amico scomparso e hanno realizzato un video  Il vicesindaco di Appiano, Massimo Cleva: «Da anni chiediamo interventi che rendano meno pericoloso quello svincolo. Bisogna agire subito» 

di PAOLO TAGLIENTE

Bolzano. Un coniglietto di peluche, fiori, lumini e qualche straziante biglietto di addio. Oggetti che un folto gruppo di amici di Andrea Donola ha messo lì, sulla piccola aiuola all’incrocio per la Mebo. Lo ha fatto domenica sera e, su quell’incrocio, proprio dove poche ore prima il povero Andrea aveva perso la vita, gli amici sono arrivati in sella alle loro motociclette. Un omaggio commosso a un amico che, come loro, aveva una grande, grandissima passione: la moto. Sulla “bestia”, come chiamava la sua Ktm Duke 690, Andrea saliva ogni volta che ne aveva la possibilità, ogni volta che il lavoro nell’azienda di famiglia - la Ideal Line Italia, dove il ventiduenne era responsabile dell’ufficio acquisti – glielo consentiva. In poco tempo, i suoi amici più cari hanno anche realizzato un video (visibile sul nostro sito www.altoadige.it) in suo ricordo. Un video in cui si vede Andrea, felice, sulla sua Ktm, in vari momenti spensierati vissuti in compagnia. Compresi quelli natalizi, con tutti i giovani biker del gruppo sorridenti e fasciati in costumi di Babbo Natale. E proprio su una maglietta della casa motociclistica austriaca, il gruppo di amici a voluto mettere la firma, con un ricordo e il messaggio «ora sei libero di volare, proteggici da lassù. Per sempre nei nostri cuori». Un addio incredulo e commosso, accompagnato dall’urlo dei motori e dai burnout eseguiti con le loro due ruote. «Era un ragazzo con la voglia di vivere – racconta un dei suoi amici – sempre sorridente e sapeva affrontare le difficoltà della vita in un modo tutto suo... con tranquillità. Quella moto ce l’aveva da tre o quattro anni...»

Intanto, in una città scossa e ferita dalla tragedia, si respira anche rabbia. Rabbia per una giovane vita spezzata in un punto pericolosissimo della viabilità cittadina, teatro di innumerevoli incidenti, anche gravissimi. E quanto sia necessario rendere meno insidioso quel punto lo sa bene Massimo Cleva, vicesindaco di Appiano. «Io lì ho fatto un incidente in auto nel 2000 – spiega Cleva – di cui porto ancora le conseguenze. Quell’incrocio è molto pericoloso soprattutto, ma non solo, all’uscita per chi proviene da Merano e, lasciata la Mebo, si immette sulla statale 42, svoltando a sinistra verso Appiano. Dopo lo stop, deve immettersi sulla corta corsia di immissione, con notevoli rischi. Proprio lì, io mi scontrai con un turista svizzero appena uscito dalla Mebo. Ricordo che nel 2014 era stato fatto un incontro con il presidente Arno Kompatscher e lui ci aveva detto che si stava valutando la possibilità di modificare l’uscita per i veicoli che scendono da Merano, creando una nuova uscita a destra, più logica di quella attuale. Un’uscita con una corsia di decelerazione a fianco dell’attuale strada che consenta poi ai veicoli di immettersi un po’ prima di arrivare al Pillhof. Una valutazione, con studi che prevedevano tutta la riorganizzazione di quell’incrocio, che purtroppo sono rimasti sulla carta e non è stato fatto nulla, salvo un allargamento per la corsia di uscita per chi esce prevenendo da sud. Ma sull’altro fronte non è stato fatto niente». La diversa dinamica del tragico incidente di sabato sera non smentisce, ma anzi conferma la pericolosità di quello svincolo, anche nella fase di immissione nella Mebo e per chi arriva da Frangarto. E sabato, un ruolo importante potrebbe averlo avuto l’illuminazione. «Io l’ho sempre detto – continua Cleva – che su quel cavalcavia l’illuminazione non è granché. Bisogna intervenire perché su quello svincolo passano giornalmente 22/23 mila veicoli e lì, la viabilità deve essere completamente rifatta. Ma per farlo, si va ad occupare i terreni agricoli circostanti e qui, in Alto Adige, l’esproprio per pubblica utilità è un tabù. Ma l’urgenza resta e la Provincia deve assolutamente intervenire».

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