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Bolzano, la casa del futuro che autoproduce l’energia 

In via Zara nuovo edificio con pannelli solari per generare elettricità, calore, acqua calda. Solo una piccola caldaia di emergenza. Completamente isolata pure dal punto di vista acustico


Paolo Campostrini


BOLZANO. Quest'inverno ci sarà poco da scherzare col fuoco. Figurarsi col riscaldamento. Per questo l'edificio che si appresta a nascere in via Zara a Bolzano la dice lunga su quello che ci aspetta. Ma ci dice anche molto su quello che dovremmo fare. Perché più che una questione di architettura si tratta di questioni di contenuto. E potrebbe diventare un caso di scuola rispetto ai materiali usati, alla tecnologia sul piano dell'accumulo energetico e, soprattutto, a come già il presente e non solo il futuro del costruire, ci possono rendere indipendenti dalle decisioni del nuovo zar che ha invaso l'Ucraina ma anche, scendendo a terra, da quelle dell'amministratore di condominio alle prese con le bollette che danno i numeri.

«Non si tratta di tener solo fede ai protocolli di CasaClima, che pure sono stringenti e servono tanto - rivela l'architetto Renzo Gennaro che, col suo studio, ha progettato l'edificio - ma di andare oltre. Consegnando una casa che potrà decidere da sola quanta energia usare e come, producendosela in autonomia». Si parte dal tetto. Che avrà 85 pannelli solari. E questi serviranno per l'energia. Ma poi se ne installeranno altri dedicati al riscaldamento, alla produzione di acqua calda. Nell'uno e nell'altro caso l'autoproduzione rilascerà in rete l'eccesso inutilizzato e nella falda l'acqua che non sarà servita. E così questo ciclo si chiude.

L'altro intervento incisivo, sempre a proposito di sostenibilità e inquinamento, riguarda l'acustica. L'uso del cappotto esterno, ormai consolidato, il ricorso a mattoni termici e a materiali innovativi all'interno produrranno l'assenza di rumori prodotti dai vicini di casa.

Tornando all'autoproduzione, è probabile che i materiali impiegati per i pannelli siano tra i primi ad apparire nei cantieri. La loro efficienza li porta a produrre 400 w al metro quadro e a garantire la diffusione del calore attraverso una irradiazione a pavimento, così da evitare sprechi e mantenere la temperatura diffusa costante.

Ma se poi ci sarà poco sole, mettiamo che sia nuvoloso per più di dieci giorni? «La soluzione è stata una piccola caldaia, vista l'assenza preventivata di quella grande, tradizionale, presente in quasi tutti i condomini - dice l'architetto - che interverrà in emergenza e soltanto nel caso che l'irradiazione solare dovesse interrompersi per periodi molto prolungati». Ma, statisticamente, in città, queste evenienze si presentano molto raramente.

Poi entra in campo l'architettura. Che garantisce un paio di cose, sempre all'interno delle nuove dinamiche sociali e costruttive che sono apparse d'improvviso in questi ultimi due, tre anni. La prima è l'esposizione del costruito. Che il progetto ha sfruttato fin quanto possibile verso sud per almeno sette, otto mesi. Poi l'esposizione all'aria aperta degli abitanti, diventata decisiva dopo i mesi del lockdown che hanno spinto verso la ricerca di sempre più diffusi spazi esterni nelle abitazioni. In questi giorni l'edificio preesistente in via Zara è stato quasi completamente demolito.

E il nuovo, anche su richiesta del quartiere e della società Zara che ha commissionato il progetto, sarà simmetrico rispetto all'estetica del quadrante urbano e rispetterà le altezza degli edifici vicini per evitare scosse paesaggistiche. All'interno, dai 22 ai 24 appartamenti di dimensioni variabili. Che avranno la certezza di non temere troppo nell'aprire la posta quando arriverà il momento delle bollette. Un progetto che apre un nuovo orizzonte in termini di adeguamento alle stagioni di riconversione al risparmio che ci apprestiamo a vivere.
 

















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