«Con Eichmann l’orrore è nascosto nella normalità» 

Teatro Stabile. Mauro Avogadro presenta lo spettacolo “Eichmann. Dove inizia la notte” L’incontro irreale tra il gerarca e la filosofa Arendt avrebbe dovuto debuttare domani a Bolzano Il regista: «Siamo comunque pronti. La storia mette in guardia: il male non è scritto in faccia»

di Daniela Mimmi

Bolzano. Attore, regista, ma anche pedagogo, Mauro Avogadro firma la regia di “Eichmann - Dove inizia la notte”, che sta provando in questi giorni al Teatro Comunale di Bolzano, insieme ai due interpreti, Ottavia Piccolo e Paolo Pierobon. Il lavoro, firmato da Stefano Massini, il cui debutto era previsto per domani, 14 gennaio (ma le norme anti-Covid non lo permettono, ndr), per poi iniziare la sua lunga tournée italiana, racconta un incontro irreale e surreale (in realtà i due non si sono mai incontrati) tra la filosofa ebrea Hannah Arendt (Ottavia Piccolo) e il gerarca nazista Adolf Eichmann (Paolo Pierobon).

Avogadro ha alle spalle una lunga carriera costellata di grandi successi, a partire dalla sua collaborazione con Luca Ronconi, un sodalizio artistico durato quarant'anni nelle vesti di attore e di regista. Ha curato la regia di produzioni liriche per l’Opèra Bastille di Parigi, il Teatro alla Scala di Milano, il Teatro Regio di Torino, il Teatro San Carlo di Napoli, il Teatro Real di Madrid e il Sao Carlos di Lisbona ed è stato vice direttore artistico del Teatro Stabile di Torino e per anni direttore e insegnante di recitazione della Scuola per attori del Teatro Stabile di Torino. Attualmente è docente di interpretazione scenica alla Scuola per attori del Piccolo Teatro di Milano. Negli ultimi dieci anni ha curato la regia di numerosi spettacoli, dirigendo, tra gli altri Marisa Fabbri, Antonello Fassari, Rossella Falk, Annamaria Guarnieri e Giuliana Lojodice, Umberto Orsini e Massimo Popolizio. Lo abbiamo intervistato.

A che punto siete con le prove? Noi siamo pronti. Qui tutto funziona alla perfezione. Walter Zambaldi, il direttore del Teatro Stabile, è stato propositivo. Ha detto “lo facciamo e lo mettiamo nel cassetto”. Prima o poi i teatri riapriranno e noi saremo pronti. Non si può continuare così: il teatro in streaming può essere una necessità in questo momento, ma non deve diventare un’abitudine. Il teatro va fatto con il pubblico, è come la polis greca, deve esserci il confronto. Ogni spettacolo è diverso, ogni spettatore è diverso e ognuno vive il teatro in modo diverso, si identifica, o si spaventa a modo suo.

Vi condiziona il fatto di non sapere se e quando debutterete? No, ma certo è una situazione strana, mai vissuta prima e non è tranquillizzante.

Qual è la sua impronta registica? Su quali aspetti del testo di Massini ha posto l’accento?

Abbiamo diviso il testo in blocchi tematici o storici, un po’ come se fosse un cinema vivente. Sulla scena ci sono due attori che assumono i ruoli di ipotetici personaggi e sono diversi scena dopo scena. Ad esempio Eichmann non lo vediamo solo sotto processo, ma anche nei suoi incontri, nelle sue azioni, mentre viaggia, sperimenta il gas, diventa complice delle deportazioni. Ottavia Piccolo-Arendt è una intellettuale che vuole capire e giudicare da ebrea.

Com’è l’Eichmann che lei porta in scena?

Ha l’aspetto del funzionarietto del Reich, ma ci fa scoprire l’orrore della deportazione di 6 milioni di ebrei attraverso il suo squallido arrivismo. Il male si annida in una normalità che nasconde l’orrore. Non l’ha scritto in faccia, come succede in tanti casi anche oggi.

Come ha scelto gli attori, Piccoli e Pierobon?

Con Ottavia ci conosciamo da sempre, ci siamo trovati insieme a eventi, recital, eventi. Abbiamo iniziato insieme con gente come Valli e De Lullo, abbiamo un passato comune e parallelo. E da sempre diciamo che dobbiamo fare qualcosa insieme. Adesso ci siamo riusciti. Pierobon era sul palco di Fine Pena: Ora di Paolo Giordano, un paio di anni fa. Ha capacità interpretative uniche, assorbe le indicazioni del regista e le trasforma in credibili. Io sono un attore che fa il regista, lavoro sulla parola, e lavoro con due attori del calibro di Piccolo e Pierobon. Mettere insieme un regista che si intende di recitazione e due attori che recitano, è una rarità, una cosa che si sta perdendo.

Lei è anche docente. Cosa consiglia a un giovane che vuole fare l’attore?

Non sempre la prima cosa che salta all’occhio è il talento, quello può arrivare anche più tardi. Io guardo se ha la necessità, l’urgenza di salire su un palcoscenico. Gli attori hanno difficoltà a trovare lavoro, né più ne meno come tanti altri. Purtroppo la cultura in Italia è una cosa marginale. Per cultura si intendono il Colosseo o Pompei, cose che danno ampio consenso. Il Teatro Stabile di Bolzano è un’isola felice.

Citando il titolo: dove inizia la notte?

Quando non si riesce a capire che il male può stare dappertutto. Eichmann alla fine dice, più o meno: “Io sono il male per voi, ma dopo che mi avrete giustiziato, troverete ancora il male nel potere”. Sono temi importanti e fruire di grandi temi aiuta certamente ad affrontare la vita e le difficoltà…