MONTAGNA. «Tutto programmato? Ma quando mai, neppure me lo sognavo di diventare il nuovo direttore dell’Alpenverein. Fino a qualche settimana fa ero un insegnante di scuola media e mai avrei pensato che un professore potesse vincere il concorso e passare dalle aule scolastiche alle montagne. Invece, eccomi qua». Cristian Olivo, classe 1977, residente a Montagna (e non poteva essere altrimenti), da circa un mese è il nuovo direttore generale del club alpino di lingua tedesca.

Come ci arriva un professore delle scuole medie tedesche di Egna a dirigere l’associazione che si occupa di soccorso alpino, di difesa delle montagne, di gestione dei rifugi?
Semplicemente vincendo il concorso per il posto di direttore, mollando la cattedra di insegnante di ruolo, dopo 20 anni, e mettendosi schiena bassa a lavorare per l’Avs. Ma tutto questo, al massimo, potevo solo sognarmelo, non immaginavo certo che avrebbero scelto un professore.

Detta così, sembra tutto fortuito. In realtà, lei e la montagna non siete degli sconosciuti.
Sono iscritto all’Alpenverein ormai da molto tempo, e anche al Cai. Faccio parte della vita dell’associazione in modo attivo con un impegno pure nel Soccorso alpino, per 12 anni capostazione del Soccorso alpino della Bassa Atesina. Diciamo che con la montagna ho ormai un rapporto molto stretto.

Ecco, lei che le conosce bene, come stanno le montagne altoatesine?
Tutti i Club alpini hanno firmato un documento in cui viene detto che la montagna è già connessa in modo sufficiente e che non serve andare oltre. In Alto Adige tutte le montagne sono raggiunte e raggiungibili, sono già a portata di tutti. Il rischio concreto è di arrivare a un punto di saturazione con conseguenze che si possono solo immaginare. Lungo l’arco alpino insistono grossi centri urbani che finiscono per riversarsi sulle montagne, è doveroso trovare un punto di equilibrio fra le varie esigenze.

Comprese quelle turistiche?
Certamente. Noi non siamo contrari, ad esempio, ai lavori di rifacimento degli impianti di risalita, se sono obsoleti è giusto rinnovarli, ma diciamo no alla realizzazione di ulteriori impianti.

I pericoli di un eccessivo sfruttamento del patrimonio naturale sono ormai evidenti.
Ci accorgiamo ogni giorno che passa che ciascuna azione e decisione ha delle conseguenze sull’ambiente. Se siamo destinati ad assistere, nei prossimi decenni, a un aumento medio delle temperature di 2,5 gradi, significa che per l’arco alpino l’aumento sarà di 5 gradi. I ghiacciai stanno scomparendo, siamo già oltre il punto di equilibrio, è doveroso ripristinarlo al più presto.

Dalle parole ai fatti, come si agisce?
Anche dalle piccole azioni. Ad esempio, cercando di limitare gli spostamenti con i propri mezzi se si va in montagna. La sezione di Cortaccia ha avviato un progetto che prevede l’uso di mezzi pubblici in occasione di gite ed escursioni e sono sempre di più le sezioni che invitano a spostarsi in maniera meno impattante, anche organizzandosi in gruppi per ridurre l’uso dei veicoli. Bisogna lavorare per far capire a tutti che occorre un equilibrio fra il giusto desiderio di vivere la montagna e il rispetto della natura. Spesso succede che si vada in montagna senza la dovuta consapevolezza riguardo l’ambiente, la flora, la fauna e senza tenere conto che in montagna ci sono anche comunità che ci vivono. Ecco, chi è iscritto ai Club alpini questa sensibilità ce l’ha. E poi non solo questo...

Qualcos’altro che si può fare?
Sono convinto che in molti non conoscono, o conoscono poco, le montagne che hanno a due passi da casa, preferendo località più lontane e in voga, mentre sono sicuro che troverebbero posti magnifici senza allontanarsi troppo. E questo gioverebbe all’ambiente.

La montagna è pericolosa?
No, se la si affronta con la dovuta attenzione e con la necessaria preparazione, e questo non si limita solamente alle alte quote. Anzi, gli infortuni, soprattutto quelli non gravissimi, è più facile che si verifichino nelle zone di media montagna, dove la gente si avventura con maggior disinvoltura, rispetto all’alta montagna, dove invece ci si va solo a determinate condizioni, con la giusta preparazione e capacità e normalmente accompagnati da guide alpine o da esperti.

La montagna non è un luna park...
Esattamente. I turisti che arrivano in vacanza, e che la vivono qualche giorno, devono capire che non è un parco giochi, che ci sono delle regole, semplici ma essenziali, e che permettono tra l’altro di godere la montagna al meglio.

Difficile spiegarglielo...
No, se tutti ci mettiamo di impegno, a partire da noi operatori e naturalmente gli albergatori, gli esercenti, loro sono in prima linea.

In definitiva, chi è Cristian Olivo?
Classe 1977, residente a Montagna, papà siciliano, mamma altoatesina, bilingue, laureato in Lettere a Trento, appassionato di montagna.