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Bolzano. Un numero di matricola, un frammento di lamiera, quattro anelli, un scheletro in una buca alta due spanne. Un segreto custodito per 75 anni. Questa storia non si può spiegare in termini solo razionali. Quelle ossa volevano essere trovate. Hanno disperatamente cercato di farsi trovare. Per anni e anni. Chiamavano, chiamavano, chiamavano, ma nessuno rispondeva. Nessuno voleva sentire. Fino a quando un uomo, un maresciallo dei carabinieri, non si è messo ad ascoltare la montagna, il bosco, gli alberi, il vento, la terra. E ha risolto il caso.
Giampaolo Clerico è stato il comandante della Stazione di Sarentino per dodici anni. Ha un curriculum da paura: missioni di pace in Kossovo e nei Balacani, operazioni internazionali di lotta agli stupefacenti tra la Turchia e l’Italia. Un carabiniere dal fiuto micidiale. Quattro lingue parlate come l’italiano. Quando è arrivato, lui veneto, in Alto Adige, ha preso in un battibaleno il patentino A, ha imparato il dialetto di Sarentino come fosse nato lì. La lingua è stata la chiave per entrare in una comunità solo apparentemente chiusa. E risolvere un “cold case” che in Paese si trascinava come una nube velenosa dal 20 ottobre del 1944, quando tre caccia P–38 americani di scorta a 71 bombardieri diretti in Germania, vennero abbattuti dalla Flak (l’antiaerea tedesca) appostata sul Renon.
Si schiantarono sopra Sarentino in una zona impervia. Uno solo dei tre piloti si salvò, il tenente Olson. Catturato dai contadini con le gambe spezzate, venne consegnato ai soldati tedeschi e spedito in un lager. Sopravvisse alla guerra. Il secondo pilota, il tenente Wisner fu seppellito nel bosco dalla gente del paese. Il suo corpo è stato recuperato nell’agosto 2000 da un’unità specializzata dell’esercito americano grazie al lavoro di ricerca incessante di Paolo Cagnan, all’epoca giornalista dell’Alto Adige.
Restava il mistero del terzo pilota, il sottotenente Lowell Sawyer Twedt. Dov’erano i resti del suo aereo, e dove il corpo?
Un nuvola velenosa (impestata di collaborazionismo colpevole, omertà, terrore, delazione), aveva custodito il segreto dagli anni dell’occupazione tedesca. Insieme a quattro preziosi anelli frutto ignobile del vilipendio di un cadavere. Tutto fermo, taciuto e immobile per 75 anni. Fino a quando non è arrivato il momento di chiudere i conti col passato. E chiedere, in qualche modo, perdono. Una storia che Clerico racconta con grande passione in un libro, “Riportatelo a casa”, che uscirà tra qualche mese per la casa editrice Athesia.
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