Bolzano. Ndella Mbaye stende il riso frumentato (quello che usiamo noi in Africa) “cottura pilaf” sui piatti. Venti piatti bianchi. Al centro, con cura, sistema pezzi di manzo tenerissimo. Carne macellata halal, saltata in padella con la cipolla, poi passata nel brodo di verdure. Sale un profumo di alloro, aglio, rosmarino e pepe. Guarnisce con peperoni gialli, verdi e rossi, e pomodori tagliati a rondelle. Un tuorlo d’uovo sodo sul bordo come decorazione. La cucina è piccola ma funzionale. Lei si muove sciolta, come il capo brigata del Savoy.

Impiatta e passa al marito Papdam che poi distribuisce ai ragazzi seduti in salotto intorno al tappeto. In Senegal Ndella è stata capo sala e chef nei ristoranti di Dakar. Quando è arrivata a Bolzano, 13 anni fa, ha lavorato come cuoca per i Benedettini del Convento Muri-Gries. Un giorno i monaci l’hanno chiamata, applaudendo, ai tavoli della mensa. Per ringraziarla di quei sapori che non “avevano mai provato” in vita loro.