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Bolzano. Giovedì 19 maggio 1983, ore 7.30 del mattino. «Dannata bomba» mormora il tenente colonnello Dante Berardini. La bestia è lì nella buca, spunta dalla terra come una freccia: una picca dritta con la punta verso l’alto, quasi a guardare il cielo da dove è piombata tanto tempo fa. La spoletta sopra l’ogiva libera e pulita, quella sul fondello invisibile nel terriccio. Il corpo centrale mezzo all’aria e mezzo coperto. Un brutto affare. Un’incognita. Trecentosettanta chili di tritolo. «Trecentosettanta» ripete mentalmente Berardini. È stata quarant’anni in letargo, la bestia. L’hanno svegliata gli operai del Comune durante i lavori di scavo alla Fontana delle rane in piazza Stazione. Proprio sotto la quercia. Berardini dà un’occhiata nervosa alla prima pagina dell’Alto Adige. Titolo: “IL CENTRO CITTÀ NELLE MANI DI DUE ARTIFICIERI”. «Dannati scribacchini - ringhia -. I miei artificieri sono i migliori». Saluta Corvo e Florio con due dita alla fronte e si allontana dalla fossa.
“Nervi d’acciaio” Florio smadonna con la chaive inglese ma, con calma, riesce a sganciare anche il secondo pezzo. Alle 9.41 sale su una gazzella: in centottanta secondi raggiunge il fiume, e la fa saltare. Ci ha messo due minuti in meno del previsto. Lui e Corvo tornano in piazza Stazione davanti al sarcofago della bestia. Arrivano fotografi e giornalisti. Eduardo si mette in posa a cavalcioni. Florio si mette in posa con la “taglia-e-strozza”. La bestia è domata. Non fa più paura. Senza spolette, non esplode. Ormai docile, viene sollevata da un gru, caricata su un camion e portata a Ora per sciogliere il tritolo all’interno con vapore a 130 gradi. Il comandante Berardini afferra la bottiglia di spumante sull’orlo della buca. Stappa e versa in bicchieri di plastica. I fotografi scattano.
Corvo si rilassa: «È andata»
I giornali impazziscono. «LA PAURA È FINITA: 29 MINUTI DI BRIVIDO E LA BOMBA È INERTE», titola l’Alto Adige. È il primo disinnesco seguito quasi in diretta dalle nuove tv private, dal Tg Rai regionale che poi gira il servizio alla rete nazionale. Corvo e Florio finiscono sugli schermi e sui quotidiani di mezza Italia. Un mese dopo vengono premiati dal commissariato del governo. «Una specie di riconoscimento anche per quello che avevo fatto prima - dice oggi -. Per quella dannata bomba avevo rischiato la vita. Ma non era niente rispetto ai tanti interventi fatti prima, negli anni bui». Gli anni del terrorismo sudtirolese, poi di quello nero e di quello rosso. «Polizia e carabinieri non avevano squadre di artificieri. Ogni volta che c’era un problema, chiamavano noi».





