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E' andata così: i tecnici hanno verificato i livelli della gettata di cemento, hanno collegato gli impianti elettrici e idraulici, hanno curato ogni dettaglio ma, di fronte a quella fila di container, non erano convinti. Così hanno chiesto all'architetto Marco Giovanazzi: che si fa? Va bene il tetto in legno che farà assomigliare i container a una casa, ma per risollevare il morale di una comunità terremotata serve qualcosa di più. Ad esempio il colore, ha deciso l'architetto, che si è messo al lavoro per migliorare l'aspetto (un po' triste) di quella scuola in bianco e nero.

E' stato allora - quando i volontari si sono armati di pennello, con qualche difficoltà per il giallo che attirava sciami di insetti - che i giornali e le televisioni hanno scoperto la "scuola del miracolo". Perché nella vita un po' di colore fa la differenza, come sanno i popoli del nord, che per sopportare la piattezza del paesaggio dipingono con colori vivaci le facciate delle case. Come sanno gli abitanti dell'isola di Burano, che sarebbe bellissima lo stesso ma con tanti colori lo è di più. Come hanno scoperto i volontari trentini, uomini e donne che badano al sodo e che hanno battuto ogni primato con la loro scuola, ma che hanno completato il miracolo di solidarietà quando l'hanno... colorata.