Un duello pericoloso dentro la Svp



C’è un mondo che sembrava poter resistere a tutto. Impermeabile alle crisi politiche che hanno sventrato il Paese, all’uragano di Tangentopoli e alla fine della prima Repubblica. Quel mondo all’apparenza incantato ma in realtà pieno di veleni trasversali - tipici in verità di molti grandi partiti, dove i panni sporchi si sono però sempre lavati rigorosamente in famiglia - si chiama Svp. O forse dovrei dire si chiamava Svp, visto che il partito di raccolta altoatesino sta facendo di tutto per autodistruggersi. Nella guerra all’ultimo sangue che vede due anime sfidarsi a suon di telefonate, di richieste di dimissioni, di siluri e di atteggiamenti tipici di quei separati in casa che all’improvviso pensano di non poter più risolvere tutto in casa, sono scomparsi “stile” e “modi” d’un tempo lontano. Quando dentro ci si scontrava e ci si divideva e fuori si usciva con un’unica voce, all’apparenza compatta. Altri tempi, appunto. Nel 2022 va di moda il duello. Anzi: lo scontro frontale. Di solito vince il primo che spara. Ma se sparano tutti insieme la regola salta. Di qui il rischio che il presidente Kompatscher, per colpire la parte a lui ostile del partito (maggioritaria, sembra), tiri giù un pezzo delle fondamenta del medesimo. Con le debite proporzioni, torna in mente Craxi: muoia Sansone con tutti i filistei. Operazione perfettamente e tragicamente riuscita, nel caso dell’ex presidente del consiglio finito nella bufera. E chi spara più o meno palesemente contro Kompatscher sta ottenendo un risultato analogo: quello di sfasciare tutto il partito pur di impedire al Landeshauptmann (che osò dire di non avere intenzione di fare più di due mandati) di concedere il tris. A rimetterci è l’intera Svp, trafitta dai lunghi coltelli. C’è sempre una lama per tutti. Perché trovare un nemico sul quale scaricare ogni responsabilità è la cosa più semplice. Rimarginare le ferite è invece assai complicato. Disorientati gli elettori. Disorientati i sindaci. Disorientati tutti, salvo i duellanti, troppo concentrati sul loro obiettivo per guardare cosa stia accadendo alle loro spalle. Nessuno, nella Svp, si ricorda quanto poco ci voglia a disperdere un patrimonio storico, fatto non solo di voti e di consensi, ma anche di tradizioni, di cultura, di strenua difesa di un’autonomia che più di una volta è stata protetta con metodi da una parte persino comprensibili e dall’altra a dir poco discutibili. L’autonomia e l’autogoverno non sono infatti un fortino con regole proprie. E qui non ci sono più in ballo solo inchieste (giornalistiche o giudiziarie). C’è in ballo un futuro che ha prima di tutto bisogno di trasparenza. Se si vuole mandare a casa Kompatscher lo si deve dire e possibilmente anche spiegare. Logorarlo è deleterio per tutti. Se invece Kompatscher vuole liberarsi dei nemici andando a una conta che rischia di essere comunque devastante, lo deve fare alla luce del sole. Giocando con un detto di Andreotti, si potrebbe dire che il potere questa volta non logora solo chi non ce l’ha, ma anche chi ce l’ha. Le politiche, se qualcuno non lo ricorda, sono fra un anno e le provinciali fra un anno e mezzo. 

















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