BOLZANO. Sono trascorsi ben 49 anni, ma molti bolzanini ricordano ancora quel bel momento di sport, di calcio. È il 13 agosto 1977, Stadio Druso di Bolzano, come si direbbe oggi sold out: cinquemila spettatori paganti e qualche portoghese. È il calcio estivo che conta.

Un calcio che, a quel tempo, aveva tempi e ritmi diversi, anche per quanto riguarda l’inizio e la fine dei ritiri estivi in montagna. In campo, per un’amichevole di lusso, ci sono il Milan di Nils Liedholm, in ritiro a Vipiteno (e a caccia dello scudetto della stella, che arriverà solo la stagione successiva), e l’AC Bolzano di Francesco “Cecco” Lamberti, del presidente Giancarlo Bolognini, di un gruppo di appassionati dirigenti e dell’instancabile Bruno Gabrielli, segretario di lungo corso.

I biancorossi 1977-1978 sono in Serie C, quella che a fine stagione si dividerà in C1 e C2, con il Bolzano 16º nel girone A, quindi retrocesso in Serie C2, mentre le aspettative dei rossoneri milanesi si limiteranno al quarto posto in campionato.

Sul terreno del Druso, il Milan, privo delle due punte Calloni (il mitico Egidio) e Tosetto (affaticati dal lavoro in ritiro), chiude sullo 0-0, con il portiere biancorosso Fabrizio “Bicio” Paese che cala la saracinesca. I rossoneri dominano per lunghi tratti, ma i suggerimenti di capitan Rivera per i vari Bigon (Albertino), Braglia e Gaudino si infrangono sul muro eretto da Paese. In quel Milan c’è anche Fabio Capello e tra i pali spicca Enrico Albertosi con il tradizionale maglione giallo. Davanti a Ricky, rilevato ad inizio ripresa da Rigamonti, ci sono Sabatini, Maldera (rilevato al 46’ da Biasiolo), Morini (Boldini da inizio secondo tempo) e Bet e, ancora, Turone, il biondissimo Buriani, Capello, Bigon, capitan Rivera e Braglia, rilevato da Gaudino al 46’.

Ad inizio gara lo scambio dei gagliardetti tra i due capitani: il mitico Rivera, l’«abatino» dal celebre e ironico soprannome affibbiato al grande calciatore rossonero e azzurro dal grandissimo giornalista e scrittore Gianni Brera, e Gianni Ventura, accompagnato dal figlio Andrea, destinato ad una gloriosa carriera in un altro football, quello americano.

 

Nel Bolzano, sceso dal tradizionale ritiro a Ronzone, ci sono il grande veronese doc Bicio Paese tra i pali, ad erigere la diga, quindi, in difesa, Ruspa Ciano Concer, Cappelloni, Venturi e Merlo; in mezzo al campo Neumair, Gavazzoni e Ventura, con Federici alle spalle della punta Gianni Sartori, in prestito dal Milan. Nella ripresa gli ingressi di Busnardo, Scolati, Rossi, Perissinotto, Chizzali e Beniamino Migliucci, destinato a diventare un famoso e apprezzato avvocato, sulle ali del padre Dante, vicepresidente di quel Bolzano.

Di quella squadra, molti, a fine stagione, con la discesa nella nascente C2, andranno altrove: Paese al Verona, prima di Taranto e Trento, Venturi a Brescia e altri in C1. L’attaccante Giovanni Sartori, al tempo ventenne - oggi 69enne direttore dell’area tecnica del Bologna, artefice della recente ascesa dei felsinei, dopo essere stato protagonista per diversi anni ricchi di soddisfazioni all’Atalanta e artefice del cosiddetto “Miracolo Chievo”, ovvero della scalata dei clivensi veronesi dalla Serie C alla Champions League -, tornerà al Milan per vincere lo scudetto numero 10, quello della stella rossonera. Molto prima di diventare uno dei più apprezzati responsabili di area tecnica del calcio italiano.

Sartori merita un ricordo particolare. Personaggio schivo, poco incline ad apparire in tv o sui giornali, oggi è uno dei più grandi dirigenti sportivi dell’Italcalcio. Pochi sanno che il dirigente sportivo nato a Lodi, il 31 marzo 1957, trovò a Bolzano il suo trampolino di lancio come calciatore.

Andiamo con ordine: Gianni, calciatore professionista dalla seconda metà degli anni Settanta fino alla fine degli anni Ottanta, vanta 7 presenze in Serie A, 89 presenze e 19 reti in Serie B e lo scudetto della stella col Milan di Gianni Rivera nella stagione 1978-1979. Cresce calcisticamente nel Milan, esordisce in prima squadra il 22 giugno 1975 in Juventus-Milan 2-1 di Coppa Italia, entrando nel secondo tempo e segnando una rete. Nella stagione 1975-1976 i rossoneri lo cedono in prestito al Venezia, in Serie C. Coi lagunari segna le prime reti della sua carriera, 6 gol in 25 partite. Nel successivo campionato gioca con l’Udinese, sempre in C, 11 partite, segnando 2 reti.

Nella stagione 1977-1978 è capocannoniere del Bolzano, 11 marcature in 29 presenze in Serie C nella squadra di mister Francesco Lamberti, il bresciano, grande conoscitore di calcio, destinato poi al ruolo di d.s. a Como e Brescia ai massimi livelli. In quel Bolzano, creato proprio da Cecco Lamberti, che oltre ai giocatori schierati in campo contro il Milan è formato anche da Dalla Costa, Maurizio Odorizzi, Ghiro, Vanni Rossi, Vorazzo.

Il Milan riprende Sartori (al tempo si poteva) nelle ultime partite di stagione, per impiegarlo in Coppa Italia, e Gianni, sul neutro del Bentegodi di Verona, segna il gol del pari in Milan-Napoli, 10 maggio 1978. Nel campionato 1978-1979 debutta in Serie A, partecipa alla conquista del decimo scudetto del Milan. Poi due anni in B nella Sampdoria: nel 1979-1980 segna 9 reti in 27 partite, nel 1980-1981 2 reti in 18 presenze. Nella stagione 1981-1982 segna 6 reti con la maglia della Cavese. L’annata successiva è all’Arezzo e disputa il suo ultimo campionato di Serie B, 1982-1983, segnando in Milan-Arezzo 2-1. Nel 1983 va alla Ternana, in C1, e segna 3 gol in 21 partite.

Nell’estate del 1984 è acquistato dal Chievo, formazione Interregionale. Al primo campionato in maglia gialloblù segna 11 reti, mentre nella stagione di Campionato Interregionale 1985-1986 dà, con 17 marcature, un contributo per l’approdo in Serie C2. Il campionato di Serie C2 1986-1987 è il primo del Chievo nei professionisti: Sartori gioca 28 partite, segna 5 gol, gli ultimi della sua carriera. Nel campionato di Serie C2 1987-1988 scende in campo 19 volte senza segnare. L’annata successiva partecipa alla promozione in Serie C1 dei clivensi nelle vesti di giocatore (9 presenze, nessun gol) e vice del tecnico Gianni Bui. Il capitano di quel Chievo è il trentino Rolando Maran, poi allenatore di spicco, da qualche giorno c.t. della nazionale albanese, e in squadra ci sono anche Werner Seeber, Maurizio D’Angelo e tanti altri giocatori importanti.

Ritirato dall’attività agonistica nel 1989, è allenatore in seconda della squadra fino al campionato di Serie C1 1990-1991. Nel 1992, alla scomparsa di Luigi Campedelli, di cui era consigliere personale, il nuovo presidente Luca Campedelli lo promuove a direttore sportivo del Chievo. Nel corso degli anni Sartori realizza il “Miracolo Chievo”: con poche risorse acquista giocatori che in maglia clivense esplodono e diventano importanti o si rilanciano alla grande: Corini, Corradi, Perrotta, Marchegiani, Bierhoff e tanti altri, oltre a giovani sconosciuti: Amauri, Barzagli, Legrottaglie, Constant eccetera. Con mister Luigi Delneri conquista la A e vi resta, arriva ai preliminari di Champions League, a due partecipazioni alla Coppa UEFA e alla vittoria di un Campionato Primavera.

Il 7 luglio 2014, dopo oltre vent’anni nei quadri dirigenziali clivensi, passa all’Atalanta, contribuendo a due qualificazioni all’Europa League e a tre qualificazioni alla Champions, raggiungendo i quarti di finale nel 2019-2020, oltre a due finali di Coppa Italia perse. Il 31 maggio 2022 diviene responsabile dell’area tecnica del Bologna e, nella stagione 2023-2024, con la squadra guidata da Thiago Motta, si qualifica per la Champions League. Motta passa alla Juve e Sartori individua in Vincenzo Italiano il nome ideale per la panchina rossoblù: il 14 maggio 2025 il Bologna batte in finale il Milan per 1-0, conquistando la terza Coppa Italia, a 51 anni di distanza dalla precedente.

 

IL TABELLINO:

13 agosto 1977, Stadio Druso, Bolzano, ore 20.30 (spettatori 5.000)


BOLZANO-MILAN 0-0

BOLZANO: Paese, Giusto, Concer (46’ Busnardo), Merlo, Capelloni, Venturi (46’ Scolati), Neurnair (46’ Rossi), Gavezzoni (57’ Peressinotto), Sartori (71’ Chizzali), Federici (75’ Migliucci), Ventura. All.: Lamberti

MILAN: Albertosi (46’ Rigamonti), Sabadini, Maldera III (46’ Biasiolo I), Morini (70’ Boldini), Bet, Turone, Buriani, Capello, Bigon I, Rivera, Braglia (46’ Gaudino). All.: Liedholm

 

Arbitro: Faltier.