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TRENTO.
TRENTO. Un ragazzo di 17 anni residente in provincia di Trento è stato arrestato dalla Digos di Verona nell’ambito di un’indagine su attività riconducibili al terrorismo di matrice suprematista. L’operazione è stata condotta dalla Digos scaligera, coordinata dalla Direzione centrale della Polizia di prevenzione, con il supporto della Digos di Trento.
L’indagine, avviata nell’autunno del 2025 monitorando canali online suprematisti, avrebbe fatto emergere, secondo gli investigatori, una progressiva radicalizzazione del minorenne. Il ragazzo avrebbe manifestato ammirazione per esponenti del terrorismo suprematista e pubblicato materiale celebrativo dell’Atomwaffen Division, assumendo anche ruoli di riferimento in una comunità online di estrema destra.
La perquisizione disposta dalla Procura di Venezia ha portato al sequestro di vessilli neonazisti, katane, machete, coltelli, balestre e armi soft air, oltre a materiale manoscritto. Nei dispositivi elettronici sarebbero stati trovati contenuti di propaganda neonazista e accelerazionista, manuali sulla fabbricazione di ordigni e documenti riguardanti armi, sostanze chimiche e tecniche operative. Tra i file anche il video dell’attentato di Christchurch del 2019 e materiale nel quale l’autore della strage sarebbe indicato come un modello.
Al centro degli accertamenti ci sono inoltre conversazioni che, secondo la Digos, conterrebbero propositi di passaggio all’azione violenta, con riferimenti a possibili obiettivi. Il diciassettenne è stato arrestato in flagranza e accompagnato al Centro di prima accoglienza per minori di Treviso. L’arresto è stato successivamente convalidato.
A intervenire è ora l’avvocato Antonino Billè, del Foro di Monza, legale del minorenne, che parla di «gogna mediatica» e ridimensiona la portata del materiale sequestrato: «Una balestra non funzionante, katane da esposizione e altri oggetti da collezione». Secondo Billè, il giovane non avrebbe avuto un ruolo di rilievo e il suo avvicinamento a quegli ambienti sarebbe avvenuto in una fase di fragilità personale, segnata anche da episodi di bullismo. Il difensore sottolinea infine che, dopo la convalida dell’arresto, il giudice ha consentito al ragazzo di tornare a casa senza prescrizioni. La difesa punta ora a dimostrare «l’estraneità del mio assistito da un coinvolgimento diretto» nella vicenda.


