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BOLZANO. «Non possiamo e non vogliamo restare indifferenti alla deriva illiberale e antidemocratica dell’Italia al tempo del Governo Meloni. Sentiamo il dovere e l’urgenza di reagire ed opporci con fermezza all’approvazione della risoluzione Sasso che vieta l’educazione sessuale e affettiva nelle scuole, tacciandola di essere espressione di una fantomatica ed inesistente ideologia gender». Così le organizzatrici del sit-in di protesta promosso da “Tocca a Noi”, “Arcigay” e “Centaurus Alto Adige Südtirol”. Ieri, infatti, alcuni attivisti sono scesi in piazza, davanti all’università, per mobilitarsi contro l’approvazione della risoluzione Anti-gender del leghista Sasso.
La protesta pacifica ha coinvolti associazioni, insegnanti e la comunità studentesca, oltre a forze progressiste ed esponenti delle istituzioni anche in tante altre città. Il messaggio è ovunque lo stesso: «La scuola che libera tutti è una scuola dove non c’è posto per i pregiudizi sessisti, razzisti, omolesbobitransfobici e abilisti. È una scuola che si fa comunità educante e spazio sicuro per tutte le persone che la attraversano; una scuola che condanna e rifiuta l’odio e la discriminazione», le parole di una delle attiviste presenti.
Al termine del sit-in c’è stata una presa di posizione del segretario leghista Roberto Selle, che precisa: «La risoluzione proposta da Rossano Sasso chiede semplicemente la neutralità nel trattare il tema della sessualità in classe, no a percorsi in classe di educazione alle differenze con costrutti ideologici, magari senza il consenso dei genitori, tenute da associazioni ed esperti provenienti dal mondo LGBT e finanziati con soldi pubblici.


