BOLZANO. «Se per assurdo un giorno la Chiesa abolisse il Natale credo che tutto il mondo continuerebbe a festeggiarlo lo stesso. Tra regali, luci, addobbi se ne è perso il significato originale che è sempre e solo uno, col festeggiato al centro ed un messaggio universale di pace e fratellanza. Perché senza di Lui diventa illusione e banalità. E che sia buon Natale per tutti voi». Il tradizionale incontro in vista delle feste con i giornalisti è stato occasione per parlare con Ivo Muser, 63 anni, di vari temi anche di attualità.

«Sono vescovo della Diocesi di Bolzano-Bressanone dal 27 luglio 2011. Passati quattordici anni, mi sembra ieri e tra un po' è un'altra volta Natale. Per me sono giorni particolari, importanti perchè è occasione - più di altre - di incontrare persone diverse. Bambini, anziani, carcerati, malati... tutti accomunati dal fatto di essere esseri umani. Ecco non dobbiamo perdere questo senso di profonda umanità».

Monsignor Muser, siamo dei privilegiati. In questa parte di Europa abbiamo tutto ma forte è la sensazione di non avere niente. Perchè accade?

Sì è vero. Siamo dei privilegiati. E noi qui in Alto Adige lo siamo ancora di più, guardiamoci intorno possiamo dire a ragione che il Creatore ci ha viziato. Abbiamo tutti tante possibilità, tante potenzialità che sembrano però non bastare mai. Per uscirne dobbiamo accettare il limite. Vogliamo avere sempre di più, andare sempre più avanti ma tutto questo danneggia l'anima.

A proposito di anima papa Leone XIV di recente ha citato "La pratica della presenza di Dio" di fra Lorenzo della Risurrezione. Ha detto che questo libro gli ha insegnato a stare con Dio. Perchè affidarsi a Lui significa assaggiare un anticipo di Paradiso. Leggerlo ci potrebbe servire?

Certo. Oggi viviamo in un contesto molto secolarizzato. La società e la cultura sono fortemente influenzate dalla separazione tra religione e vita pubblica. Non neghiamo Dio ma facciamo come se non esistesse. Credere in Dio dà fondamento alla nostra esistenza è il vero dono della fede perchè da qui nascono i valori. Rispetto, dignità, il trattare l'altro come creatura di Dio. Ed è proprio accettando il limite ed imparando a stare con Dio che possiamo assaggiare un anticipo di Paradiso. Approfittiamo del Natale per provarci.

Abusi sessuali nella Diocesi. Lei ha avuto l'enorme coraggio di commissionare uno studio che ha accusato decine di religiosi, protagonisti di abusi su altrettante vittime, per lo più minori fra gli 8 e i 14 anni. La denuncia è chiara: i vertici sapevano e per decenni dal 1964 al 2023 non hanno reagito adeguatamente. É stato un anno complicato?

Direi tormentato. Va riportata luce in un capitolo pieno di ombre ed il report che abbiamo pubblicato l'ha fatto. La questione esiste dentro la Chiesa e dentro la società. E mi sono accorto che la tematica è polarizzante, "spacca". Importante schierarsi dalla parte di chi ha subito perchè le vittime possano finalmente parlare, raccontare. E non mi fermerò nonostante le critiche e le offese - ci sono state anche quelle - che ho ricevuto. Per me non è stato un anno facile, è stato un anno molto tormentato. E il problema è universale, culturale.

Don Giorgio Carli, un caso che ha fatto molto discutere. Il sacerdote coinvolto, a cavallo tra gli anni '80 e '90, in un'inchiesta per abusi sessuali su una minore bolzanina. Quest'estate era stato annunciato il suo trasferimento da Vipiteno in Alta Pusteria poi lei ha disposto per lui un periodo sabbatico in seguito alle proteste che si sono levate soprattutto nel mondo di lingua tedesca…

Ecco. Mi accorgo che tutto quel che dico e faccio alla fin fine è sbagliato per gli uni o per gli altri. Attenzione a parlare di don Carli perchè tanti vedono in lui una persona sensibile e questo va detto. Ma i punti di vista sono differenti e la realtà non è mai bianca o nera. Chiedo anche la collaborazione dei mass media che possono distruggere con un titolo choc. Non parliamo poi dei social.

Crisi delle vocazioni, gestione delle parrocchie, chiese sempre più vuote. Il problema è più che importante.

Oggi la sfida è anche questa. Mancano sacerdoti è vero ma mancano anche i fedeli. E torniamo alla secolarizzazione. Incontro sempre più persone che si dicono spirituali ma non religiose, non attaccate alla Chiesa. Abbiamo tutto per credere di non avere più bisogno di niente. Siamo autoreferenziali ma più soli. Senza orientamento. Abbiamo tutto ma in questo tutto c'è sempre lo stesso vuoto.

Un vuoto che è di tutti. Anche di tanti giovani risucchiati dai social.

Certo, li vedo. Credono di essere in contatto col mondo ma non guardano più nessuno negli occhi. Hanno una percezione della vita quasi surreale. É un dramma. Noi siamo stati fortunati a crescere senza social. Importante parlare, discutere insieme, dialogare, forse anche combattere e scontrarsi ma in maniera reale.

A proposito di vuoto, lei ne riempie uno importante. Da una parte il nuovo centro commerciale, dall'altra il Duomo, al centro il suo centro pastorale. Lei media tra due mondi quello commerciale e quello spirituale.

Si vivo in un'isola, molto tranquilla, sono fortunato. Sono due mondi diversi ma necessari. Posso mediare. Serve il commercio, l'andamento dei mercati, serve tutto... basta che non sia fine a se stesso e che non possa dare risposte alla mia vita.

Cosa ha lasciato l'anno santo in Diocesi?

Tanto e resta fondamentale il motto "Pellegrino di speranza" che non deve finire qui. Attenzione perchè la speranza non è solo ottimismo. Non è "l'andrà tutto bene del Covid" che poi non è andato affatto bene, slogan che non mi è mai piaciuto. La nostra vita non è solo occasione isolata, noi dobbiamo tendere sempre verso una meta. Faccio però fatica a parlare di speranza senza la fede, posso dire che la speranza è molto più profonda, va oltre è tendere a qualcosa. E solo così si può affrontare la morte.

Le gemelle Kessler sono morte insieme con la procedura del suicidio assistito. Una scelta che ha scosso l'opinione pubblica.

La risposta è una sola. La vita è un dono, è sacra, in tutti i suoi momenti, non ci appartiene, il dono va accolto anche nella difficoltà. Poi certo esiste la dimensione della vicinanza, dell'aiuto, del dolore. Bisogna sempre stare vicino e capire fino in fondo. Farlo sempre. Non condanno nessuno