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BOLZANO. Una cedolare secca sugli affitti commerciali per provare a ridurre i locali vuoti e, allo stesso tempo, alleggerire il peso dei canoni sulle imprese. L’Unione commercio turismo servizi Alto Adige guarda con favore all’ipotesi, attualmente al centro del confronto a Roma, di estendere la tassazione forfettaria anche ai contratti di locazione di negozi e altri immobili a uso commerciale. La misura potrebbe trovare spazio nella legge di bilancio 2027, anche se al momento non è stata ancora definita una disciplina definitiva.
Per il presidente dell’Unione Philipp Moser, l’intervento rappresenterebbe «un segnale forte e atteso da tempo per il commercio al dettaglio e per i nostri centri urbani». Secondo Moser, una minore pressione fiscale sugli immobili commerciali potrebbe infatti incentivare i proprietari a rimettere sul mercato gli spazi sfitti e, parallelamente, creare le condizioni per una riduzione dei canoni richiesti agli esercenti.
Un precedente risale al 2019, quando era stata prevista, a determinate condizioni, la possibilità di applicare una tassazione forfettaria del 21% ai nuovi contratti relativi a locali commerciali della categoria catastale C/1, con una superficie massima di 600 metri quadrati. La misura non era però diventata permanente. Anche Confcommercio sostiene da tempo l’estensione della cedolare secca agli immobili commerciali, con particolare attenzione ai negozi di vicinato.
«Canoni elevati e locali sfitti sono due facce della stessa medaglia», osserva ancora Moser. Per l’Unione, il beneficio fiscale dovrebbe tradursi anche in condizioni più favorevoli per chi svolge un’attività economica: in questo modo, sostiene il presidente, ne potrebbero beneficiare imprese, proprietari e gli stessi centri abitati. L’auspicio è quindi che l’ipotesi allo studio venga trasformata in una normativa «semplice, attuabile e duratura».


