BOLZANO. «Adesso le dico una cosa: Sinner alle prossime Olimpiadi di Los Angeles ci sarà». E lei come lo sa? «Lo so». Probabile che ci indovini Alex Tabarelli. Non foss'altro perché lui "è" i Giochi, almeno qui, essendo il presidente del Coni, il comitato olimpico. Luogo di politica applicata allo sport, di connessione con tutte le altre federazioni e snodo di strategie organizzative che toccano interi territori. Come adesso per Milano-Cortina con l'aggiunta di Anterselva, vagone agganciatosi al grande convoglio con molta soddisfazione anche di Giovanni Malagò, deus ex machina del Cio. Poi c'è un'altra questione: Tabarelli nasce col tennis. Nel senso che la Federtennis altoatesina è stata l'inizio. Inteso della sua carriera dirigenziale.«Perché ci ho pure giocato» mette lì, per far comprendere che la sua vita nel campo è teoria ma anche pratica. Calcio, atletica, sci: "praticati a certi livelli", insiste. Conosce la materia, insomma. È di San Paolo e vive da sempre a Bolzano. E da qui mette insieme contatti e costruzione anche del consenso, perché lo sport, quando si fa politica sportiva, è una questione seria, tocca interessi, muove anche tanti fondi e investe orgogli specialistici. Alex Tabarelli è stato confermato da poco di nuovo alla presidenza del comitato olimpico dell'Alto Adige. Un secondo mandato pieno non capita sempre. Ma è capitato, segno che le cose, nel primo, hanno evidentemente funzionato.

Perché è sicuro di Sinner?

"Allora, gli manca la medaglia d'oro. E quest'anno, dopo Parigi, è come stato toccato nel punto debole. Vuole prendersi le cose che gli mancano".Ma aveva già dato forfait a Tokyo nel '21 e poi a Parigi..."Appunto. In quei casi lo ha fermato una tonsillite. A Los Angeles, lui pensa, ci saranno le condizioni per prendersi uno dei pochi podi che gli mancano".

Ma questa storia che lui è un po' allergico alla maglia azzurra, come in Davis?

"Stupidaggini. Intanto l'Italia l'ha vinta anche senza di lui. Tutti sapevano che la squadra era fortissima pur se orfana. Poi veniva da una stagione molto dura. Solo che la Davis già l'ha vinta, le Olimpiadi gli mancano".

Sicuro allora?

"Sicuro".

Com'è che si decide di diventare dirigenti sportivi e poi presidenti del Coni?

"Non si decide, si è in qualche modo scelti".

Ma c'è una predisposizione?

"Anche una passione. Se uno non riesce a vincere giocando, prova a farlo dal di dentro".

Iniziando da dove?

"Dalla Federtennis. Erano gli anni '80 ed ero giovane".

Piace il tennis?

"Molto. Mi diverte giocarlo da sempre".

Da lì al Coni.

"Ho fatto esperienza. Qui conta, anche conoscere gli ambienti".

C'entra la politica nelle federazioni, nel Coni?

"La politica da noi significa conciliare gli interessi, far avanzare gli atleti che vanno bene, trovare la strada per consolidare anche finanziariamente il lavoro organizzativo. Poi c'è anche da discutere tra presidenti, naturalmente e tra federazioni. La Provincia ci da una mano. Far crescere lo sport è far crescere il territorio".

I Giochi nelle nostre montagne, e in quelle lombarde e cortinesi hanno anche attratto critiche. Giuste?

"Legittime, non so se giuste. Il fatto che queste Olimpiadi siano state pensate come diffuse è un elemento di equilibrio a monte molto importante".

C'è chi dice che questa macchina non è proprio un emblema di sostenibilità.

"Sbagliano. I nostri impianti nella gran parte non sono stati costruiti ex novo, abbiamo esperienza pluridecennale nei grandi eventi, dai mondiali in Gardena e in Badia, alla coppa del mondo ovunque ed anche ad Anterselva".

Dunque niente assalto alla natura.

"Questi Giochi, anche su spinta del Cio, hanno avuto premesse molto precise sul piano della sostenibilità. Gli impianti saranno tutti riutilizzati, abbiamo quasi annullato l'impiego di energia fossile, usato a più non posso pannelli solari e altre fonti eco, impiegato ovunque pompe di calore".

E l'innevamento?

"Le nuove tecnologie impiegate hanno consentito e consentiranno uno straordinario risparmio d'acqua. Ma Anterselva è all'avanguardia: non per niente ha superato la concorrenza di altre 27 località per le prossime competizioni mondiali. Le Olimpiadi saranno la vetrina".

Tutti questi eventi accentueranno il fenomeno dell' overtourism?

"I Giochi arrivano a febbraio. Dunque in alta stagione. Olimpiadi o no, le località sciistiche sono già di loro al massimo della capienza. I Giochi aggiungeranno interesse televisivo ma il sistema è rodato".

Qual è dunque il problema?

"I collegamenti, il sistema della viabilità. Se si vuole usare la macchina non si può impedirlo ma ci sono alternative. E poi il fenomeno, ecco il punto, non riguarda tutto l'Alto Adige e appare solo alcuni mesi l'anno. Ci sono località in cui il turismo non ha grandi numeri, e sono la maggioranza. Il nodo è la concentrazione nel tempo e in alcuni spazi".

Che dice del Südtirol in serie B?

"Una squadra che è cresciuta in modo straordinario, in questi anni. Anche come società. Ma c'è di più".

Vale a dire?

"Ha fatto transitare un nome e un marchio. Accelerando anche la comprensione del nostro particolare territorio e delle sue specificità. Ora tutti, magari pronunciandolo male, ma usano quel nome".

Che è diventato famigliare?

"Facendo le debite proporzioni, è accaduto un po' come quando Thöni è stato chiamato in Italia Gustavo. Una figura che ha unito al di la della lingua. E come adesso Sinner".

A proposito di famiglia, la sua? Riesce a conciliare tutte queste cariche?

"In casa mi aiutano. Con Hannelore, mia moglie, e con i i miei due ragazzi, Manuel e Hannah, ci capiamo. E sono tolleranti...".