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BOLZANO. Non solo medici di famiglia. Anche i chirurghi rischiano di diventare specie in via di estinzione. Entro 5 anni molte aree italiane potrebbero infatti restarne senza, dal momento che un professionista su 2 ha più di sessant’anni e i giovani scappano da questa specialità, tanto che nel 2026 un terzo dei posti di specializzazione è scoperto. Un’emorragia che entro 5 anni porterà, a livello nazionale, al sorpasso dei pensionabili sui giovani specialisti, con il pericolo che l’accesso alle sale operatorie diventi in media più critico per un intervento di Chirurgia generale su 10 sui 650 mila eseguiti ogni anno, a fronte di un aumento atteso del 12% della domanda di cure chirurgiche nei prossimi anni.
È l’allarme che arriva dal 128° congresso nazionale della Società Italiana di Chirurgia (Sic), che si è tenuto nei giorni scorsi a Roma. L’Alto Adige è però in controtendenza, spiega Antonio Frena, primario di Chirurgia generale all’ospedale di Bolzano, appena tornato dal congresso romano.
«Quello riportato da Ludovico Docimo, presidente della Società Italiana di Chirurgia – dice Frena – non è un semplice grido di dolore, ma rappresenta la fotografia di una situazione che si fa ogni anno più drammatica, con l’Alto Adige, come ho detto, in controtendenza. Va dato atto alla Provincia di essere corsa ai ripari per tempo attraverso la lungimirante legge sulla specializzazione transfrontaliera, con l’accordo tra Austria e Italia che permette di formare in Alto Adige i nostri specializzandi. Nella mia esperienza posso affermare che a Bolzano non c’è carenza di chirurghi generali. E mi piace anche pensare che questo dipenda non solo dal livello formativo della nostra Chirurgia, a impronta essenzialmente oncologica, ma anche dal differente modello formativo che, col metodo austriaco, vede un maggior coinvolgimento operatorio dello specializzando. Non più solo tanta teoria ma, al suo posto, un catalogo di interventi che deve essere completato per ottenere l’accesso all’esame finale. Non dimentichiamoci poi del peso che ha lo strumento economico: da noi gli specializzandi hanno uno stipendio decoroso, commisurato all’importanza del loro lavoro, ed è un potente incentivo. Sarebbe auspicabile che anche nel resto d’Italia si prendessero provvedimenti in tal senso, sull’esempio di quanto accade qui in Alto Adige».
Il perché di tutto questo si lega al forte carico di responsabilità che molto spesso i giovani non vogliono più accettare, così come appare ormai obsoleta ai più una vita fatta di sacrifici e turni, dove tutti i giorni hanno lo stesso valore, festività comprese. «Anche l’aumento esponenziale dei tentativi di rivalsa legale ha il suo peso: è legato in parte al periodo di crisi economica (la richiesta danni appare un possibile introito), in parte a un’alterata percezione dei limiti della vita e del destino ineluttabile di certe malattie. Lo scudo penale per i chirurghi, di cui si parla tanto, non vede ancora la luce e sembra anzi molto lontano a seguito dei mancati accordi della politica. La conseguenza del calo vocazionale si ripercuote ovviamente sulle liste d’attesa e assumerà a mio avviso un significato più profondo, perché – chiude il primario – creerà un problema di diseguaglianza sociale tra aree dello Stato, dove i meno fortunati non potranno attingere a risorse valide in tempi congrui».


