BOLZANO. Le imprese altoatesine continuano a sostenere un carico fiscale ben superiore rispetto ai giganti mondiali del digitale. Lo evidenzia un'analisi dell'Ufficio Studi della Cgia di Mestre, che mette a confronto la tassazione delle aziende italiane con quella delle prime 25 multinazionali del web: in Provincia di Bolzano il tax rate raggiunge il 30,5%, mentre le big tech si fermano al 14,8%.

Per le imprese altoatesine il divario è pari a 15,7 punti percentuali. Secondo i dati elaborati dalla Cgia, la base imponibile in provincia supera i 5,1 miliardi di euro, mentre le imposte dirette versate ammontano a circa 1,56 miliardi.

L'associazione attribuisce questa differenza soprattutto alle strategie di elusione fiscale internazionale adottate da molte multinazionali, che spostano gli utili verso Paesi con regimi tributari più favorevoli, come Paesi Bassi, Irlanda e Lussemburgo, riducendo così il prelievo fiscale nei Paesi in cui realizzano gran parte del loro fatturato.

Nel confronto nazionale, l'Alto Adige presenta un tax rate leggermente superiore a quello della Provincia autonoma di Trento, dove l'aliquota media si attesta al 29,9%. Entrambi i territori, tuttavia, mostrano un livello di imposizione decisamente più elevato rispetto alle grandi aziende digitali.

Lo studio ricorda inoltre che nel 2024 le prime 25 multinazionali del web hanno registrato 503 miliardi di euro di utili ante imposte, pagando complessivamente 74,3 miliardi di tasse, pari a un'aliquota media del 14,8%. Le imprese italiane, invece, nel 2023 hanno versato al fisco 102,6 miliardi di euro su 322 miliardi di utili, con un tax rate del 31,9%.

Per la Cgia, il percorso verso una tassazione più uniforme delle multinazionali resta in salita. Dopo l'esenzione ottenuta dagli Stati Uniti per le proprie aziende nell'ambito della Global minimum tax, anche l'introduzione di una Digital service tax europea incontra forti resistenze. Nel frattempo, conclude l'associazione, il peso fiscale continua a ricadere soprattutto sulle imprese radicate nei territori, che non hanno la possibilità di trasferire sedi e profitti all'estero.