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BOLZANO. Nelle ultime settimane sono arrivate a molti inquilini Ipes. E hanno seminato il panico. In molti, infatti, soprattutto gli inquilini più anziani, le hanno scambiate per autentiche lettere di sfratto e si sono giustamente preoccupati. Per fortuna, non è così anche se, in molti casi, porteranno davvero alla rescissione del contratto d'affitto da parte dell'Istituto per l'edilizia sociale dell'Alto Adige. E le polemiche si preannunciano roventi.
Ma di che cosa si tratta? «L'Ipes chiede ai destinatari delle lettere di dichiarare nel dettaglio i loro patrimoni immobiliari - spiega Maurizio Surian, presidente del Centrocasa di Cgil- e devono farlo entro 30 giorni dall'arrivo della missiva, compilando un questionario a cui vanno allegati visura catastale, planimetria e altra documentazione relativa all'alloggio di proprietà». Si tratta di verifiche che vengono compiute in applicazione della legge provinciale sull'edilizia sociale del 2022, grazie a controlli incrociati con l'Agenzia delle entrate. I canoni d'affitto degli alloggi Ipes vengono calcolati sulla base della Durp, la Dichiarazione unificata di reddito e patrimonio, e si va da un minimo di circa 200 euro (ridotti a 90 per anziani e invalidi), per un alloggio di 60 metri quadrati in buone condizioni, ad un massimo di circa 600. Le regole varate nel 2022, però, hanno introdotto una novità che rischia di creare non pochi problemi ai vecchi inquilini. Ed è proprio legata all'eventualità che questi ultimi posseggano degli alloggi. Non importa se si tratta di strutture fatiscenti, magari ricevute in eredità decenni prima e fonti di nessun tipo di «Se gli immobili si trovano a più di 40 chilometri dalla provincia di Bolzano - continua Surian - l'assegnatario vedrà ritoccato al rialzo il proprio canone d'affitto.
Molto peggio rischia di andare a chi, invece, è proprietario di un alloggio a una distanza inferiore ai 40 chilometri: in quel caso scatta la revoca dell'alloggio Ipes». Con tutto quello che comporta il rimanere senza un tetto sulla testa. Tutto chiaro, insomma. Chiaro, ma non affatto gradito. Non mancano, infatti, proteste e polemiche. Le polemicheAlcuni inquilini Ipes hanno chiamato la nostra redazione per stigmatizzare le nuove regole, ritenute profondamente ingiuste. E annunciare battaglia legale contro Ipes. «Innanzitutto - spiega uno di loro - ora, le distanze vengono calcolate dal confine provinciale, non più dal capoluogo. Un dettaglio tutt'altro che secondario perché, in concreto, vengono presi in considerazione alloggi in un raggio notevolmente più ampio rispetto a un tempo. Alcuni si trovano in valli trentine. E così - continua, riferendosi a una familiare anziana affetta da un principio di demenza senile -, il numero di chi non avrebbe più il diritto all'alloggio aumenta notevolmente. Tra loro, molte persone in età avanzata, spesso non più autosufficienti, che in quell'appartamento vivono da decenni e che ora, all'improvviso, resteranno senza casa, di fatto costrette a trasferirsi in appartamenti ereditati moltissimo tempo fa, spesso fatiscenti e inadeguati. Lontano dai familiari che garantiscono loro assistenza quotidianza».
Prosegue il racconto: «Tutto questo accade mentre molti inquilini Ipes rifiutano di pagare gli affitti, ma non vengono sfrattati. Oppure se ne vanno in giro con macchine costosissime e hanno un tenore di vita altissimo, difficilmente compatibile con i requisiti fissati da Ipes».Ma a protestare c'è anche chi è proprietario di un alloggio oltre i 40 chilometri. Molto oltre. «Mio padre, che ha superato gli 80 anni - sbotta un lettore - molti anni fa ha ereditato dai genitori un appartamento in una regione del profondo sud, che si trova ben oltre mille chilometri di distanza dall'Alto Adige. Questo gli consentirà sì di evitare lo sfratto, ma porterà ad un aumento del canone d'affitto. Può sembrare un dettaglio da poco, ma per un anziano che vive con una pensione minima, si tratta di una mazzata terribile. Poco importa che in quella lontanissima abitazione non sia più in grado di andarci e non ne ricavi nemmeno il becco di un euro di guadagno. Trovo queste nuove regole profondamente ingiuste e non abbiamo alcuna intenzione di subirle senza far valere i nostri diritti».


