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BOLZANO. In Alto Adige i minori che soffrono di autismo sono 1.100, numero in costante aumento con genitori in forte difficoltà: «Oggi - dicono - non esiste un luogo dove possano trascorrere i loro pomeriggi quando non sono a scuola. E questa è un'emergenza». Liliana Di Fede - direttrice dell'Azienda servizi sociali - spiega che dalle famiglie arriva una sempre più incisiva richiesta di aiuto: «Siamo consapevoli dei problemi che si trovano ad affrontare e per questo ci stiamo muovendo. Vogliamo aprire quanto prima a Bolzano un centro diurno. Per accelerare pensiamo a spazi da affittare o ristrutturare anche con il nostro contributo».
Assb ha infatti appena pubblicato un avviso di co-progettazione. «Intendiamo avviare un confronto con enti del terzo settore (Ets) interessati a partecipare ad una procedura di co-progettazione per un progetto che porti alla creazione e alla gestione di un centro diurno socio-pedagogico per persone disabili con diagnosi di autismo (Asd)». Comportamenti ripetitivi, difficoltà ad avere relazioni sociali, parlare in modo anomalo o non parlare affatto: sono solo alcuni dei modi in cui si manifestano i disturbi dello spettro autistico (a basso, medio ed alto funzionamento) che in Italia colpiscono un bambino su 77 fra i 7 ed i 9 anni. In Alto Adige i minori che ne soffrono sono, come detto, più di mille, numero in costante aumento.
Alle famiglie resta la gestione della quotidianità di questi giovani che troppo spesso si fa importante. E proprio per fronteggiare un'emergenza sociale che si è fatta pesante in provincia di Bolzano i genitori hanno creato "Greta", associazione interetnica che ha almeno un referente territoriale in ogni comprensorio. Si parla molto di questo disturbo senza sapere cosa vivono le famiglie. «Non è scontato - dice Carine Louvier, presidente di Greta - che i nostri figli riescano ad alzarsi da soli, a fare colazione, a vestirsi e lavarsi. La scuola vede ore coperte dal sostegno che spesso è solo sulla carta, altre no con i ragazzi che si annoiano, giocherellano, per cui la loro presenza in classe finisce con l'essere passiva. Di pomeriggio non c'è quasi nulla, Il Cerchio - Centro specialistico per il trattamento dei disturbi dello spettro dell'autismo - ci aiuta, ma vista l'enorme richiesta non riesce a soddisfare tutte le esigenze. Così il pomeriggio è tutto da inventare. Ognuno di noi ha la sua strategia di sopravvivenza. C'è chi porta suo figlio o sua figlia a spasso, chi prende sempre lo stesso bus e fa il giro della città, chi ha un bambino appassionato di elettrodomestici che chiede di andare a vederli».
La quotidianità è una sfida che si ripete ogni giorno. «Finalmente - continua - Assb ha pubblicato questo bando per creare un centro dove i nostri ragazzi possano passare il tempo libero e le nostre famiglie respirare. Occorre offrire attività strutturate per evitare che un domani i nostri figli dipendano dal sistema sanitario con costi enormi e che siano gestiti con psicofarmaci. Non vogliamo per loro questo avvenire. In un centro diurno possono invece continuare ad apprendere quelle regole fondamentali che fanno fatica ad interiorizzare e che sono fondamentali per stare in società ed affrontare il quotidiano. Si tratta di ragazzi chiusi agli stimoli del mondo, che hanno un cervello "rumoroso", che faticano a gestire quelle che per noi sono questioni basiche, per esempio concentrarsi su una conversazione. Facendo scoprire loro che le relazioni portano qualcosa di buono, riescono a ridurre il volume del cervello. Oggi non esiste un luogo dove possano trascorrere i loro pomeriggi quando non sono a scuola. E questa è una vera emergenza. Serve un centro diurno».


