BOLZANOI familiari di Ajas Ibushoski, il piccolo di soli 14 mesi che il 23 aprile del 2021 cadde dal balcone della casa in cui viveva con la sua famiglia a Ponte Gardena, non saranno parte civile al processo che si è aperto ieri al tribunale di Bolzano. A marzo, infatti, il procedimento civile scattato in seguito alla tragedia si è concluso con un risarcimento.
 

I fatti risalgono al 23 aprile 2021 quando il bambino, di origini macedoni, precipitò per una decina di metri dal balcone di casa. Trasportato d'urgenza in elicottero all'ospedale di Verona, morì poche ore dopo. Al centro dell'indagine finì il parapetto del balcone, la cui altezza da terra sarebbe stata superiore ai limiti di legge.

Quattro le persone finite a processo con l'accusa di omicidio colposo: l'ex sindaco di Ponte Gardena, il geometra comunale incaricato dei lavori di ristrutturazione dell'edificio di proprietà del Comune, il rappresentante legale della ditta che eseguì i lavori, e il fabbro che montò il parapetto. Sotto la lente degli inquirenti era subito finita infatti la ringhiera del balcone, posto sotto sequestro pochi giorni dopo la tragedia.

La procura aveva ritenuto che il piccolo potesse essere caduto nel vuoto gattonando e infilandosi nello spazio tra le piastrelle e le inferriate. I genitori avevano coperto la ringhiera con un telo di plastica nero, che purtroppo non fu sufficiente per evitare il tragico volo. Erano stati acquisiti il contratto d'affitto, il certificato di abitabilità e le carte relative al progetto di ristrutturazione, il contratto d'affitto dell'alloggio comunale, il certificato di abitabilità ma anche tutte le carte relative al progetto di ristrutturazione.

Ristrutturazione che si sarebbe conclusa in due distinte fasi: la prima, all'inizio del 2000, fu avviata dalla giunta guidata dall'ex sindaco Norbert Merler, la seconda, invece, fu eseguita durante l'amministrazione Rabanser, sindaco di Ponte Gardena dal 2010. All'epoca dei fatti, fu proprio l'allora primo cittadino a chiamare in causa i tecnici che si erano occupati della ristrutturazione. «Ho ultimato i lavori interni - aveva spiegato - e dato l'alloggio in affitto alla famiglia Ibushoski tra il 2016 e il 2017. Prima di loro c'era un altro inquilino, sfrattato per morosità. Il buco in balcone? Bisogna chiedere al progettista e al responsabile della sicurezza all'epoca della prima ristrutturazione».

La mamma era indagataIn un primo momento, la Procura di Bolzano aveva iscritto sul registro degli indagati la mamma del piccolo, per il reato di omicidio colposo. Poi, però, la donna era uscita dall'indagine. Sul fronte civile, invece, la vicenda si è già chiusa. La famiglia del piccolo ha agito anche in sede civile nei confronti dell'amministrazione comunale, proprietaria dell'alloggio.

Gli inquirenti, infatti, ritennero che il piccolo fosse caduto nel vuoto "gattonando", infilandosi nello spazio tra le piastrelle e la struttura della ringhiera. Problema di cui l'amministrazione comunale sarebbe stata al corrente e i genitori, a seguito di un mancato intervento risolutore, avevano coperto la ringhiera con un telo di plastica nero che però non evitò il tragico volo del bimbo. Ottenuto il risarcimento, sulla cui entità non sono trapelate notizie, la famiglia di Ajas ha deciso di non costituirsi parti civile nel procedimento penale.

La prossima udienza è in programma il 28 ottobre, quando saranno sentiti i primi tre testimoni dell'accusa.