SALORNO. Fare la direttrice delle Poste negli anni Sessanta e soprattutto farsi stimare e volere bene tanto dagli utenti quanto dagli amministratori in un'epoca in cui le donne nei posti apicali si potevano contare sulle dita di una mano non deve essere stato facile. Anche per questo sono in molti, oggi, a piangere la morte di Alma Dallapiccola (vedova De Marchi) che se ne è andata a 99 anni a Salorno ma è stata sepolta - come ha sempre desiderato - nel suo paese natale a San Michele all'Adige nella tomba di famiglia.

A ricordarne la figura è oggi la figlia Graziella (assieme al fratello Marco e ai tanti nipoti), che sottolinea come il passepartout per fare carriera, all'epoca, fu il patentino. «Sapeva il tedesco perché aveva trascorso un periodo in Svizzera e riuscì ad ottenere l'attestato di bilinguismo A, per la carriera direttiva, con grande facilità.

Venne assegnata inizialmente a Salorno ma poi le diedero l'opportunità di crescere a Caldaro, dove doveva gestire la corrispondenza anche per le frazioni, con maggiori responsabilità». In un'epoca in cui le donne andavano in pensione a poco più di cinquant'anni lei rimase finchè ne ebbe la possibilità. «Mollò a 67 anni e ci spiegò sempre come, nella vita, nel trattare con le persone fosse necessario mettere al centro l'aspetto sociale e familiare. Anche i suoi dipendenti erano più felici e lavoravano meglio».

Dallapiccola a Salorno ha portato anche la locale sezione dell'Upad, che oggi gode di buona salute, e amava comporre poesie. «Una la dedicò anche alla tragedia di Stava, di cui ricorre tra poco il quarantesimo anniversario. Un disastro che la scosse profondamente». È arrivata a 99 anni col sorriso «leggeva moltissimo e con la sua badante aveva un rapporto di sana complicità».