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Bronzolo. Presso il polo sociosanitario di Bronzolo è entrato in funzione da qualche tempo il nuovo sistema della “domotica assistiva”, un progetto pilota a livello provinciale realizzato da Luca Forrer in collaborazione con Comune di Bronzolo, casa di lungodegenza Domus Meridiana di Laives (che ha in gestione il centro sociosanitario di Bronzolo), ufficio anziani della Provincia e cooperativa sociale “Yabe”.
«Il principio alla base di questi sistemi – spiega Forrer – è quello di far sì che gli anziani possano rimanere più possibile a casa invece che essere trasferiti in altre strutture, ad esempio nelle case di riposo. Tecnicamente si è trattato di installare negli alloggi tutta una serie di sensori di presenza che monitorano costantemente tutto ciò che succede all’interno. Lo fanno in maniera estremamente discreta e sono pressoché invisibili ma in grado però di segnalare ad un operatore in remoto o anche ai famigliari dell’anziano se questi ad esempio si sia alzato regolarmente dal letto e quante volte, oppure se non abbia chiuso una porta o abbia lasciato una pentola sul fuoco acceso. Segnalano se c’è acqua che sta allagando un locale, se l’inquilino si accascia al suolo, se si siede o se si sdraia e tanto altro ancora. Questo consente ad un operatore esterno o ai famigliari, se sono collegati al sistema, di sapere in tempo reale che cosa stia succedendo all’interno dell’alloggio, dove se succede qualcosa di anomalo, grazie alla domotica assistiva, scatta un allarme. In questa maniera anche i famigliari dell’anziano che vive da solo possono stare più tranquilli. Questi sistemi di assistenza e controllo saranno sempre più estesi nei piani sociali degli enti pubblici, con il vantaggio di poter far vivere il più possibile gli anziani autosufficienti a casa invece che nelle strutture di accoglienza, che tra l’altro hanno costi di costruzione e di gestione estremamente elevati. In paesi molto avanzati nel campo delle politiche sociali, come la Svezia, questi sistemi domotici sono sempre più utilizzati». B.C.
«Il principio alla base di questi sistemi – spiega Forrer – è quello di far sì che gli anziani possano rimanere più possibile a casa invece che essere trasferiti in altre strutture, ad esempio nelle case di riposo. Tecnicamente si è trattato di installare negli alloggi tutta una serie di sensori di presenza che monitorano costantemente tutto ciò che succede all’interno. Lo fanno in maniera estremamente discreta e sono pressoché invisibili ma in grado però di segnalare ad un operatore in remoto o anche ai famigliari dell’anziano se questi ad esempio si sia alzato regolarmente dal letto e quante volte, oppure se non abbia chiuso una porta o abbia lasciato una pentola sul fuoco acceso. Segnalano se c’è acqua che sta allagando un locale, se l’inquilino si accascia al suolo, se si siede o se si sdraia e tanto altro ancora. Questo consente ad un operatore esterno o ai famigliari, se sono collegati al sistema, di sapere in tempo reale che cosa stia succedendo all’interno dell’alloggio, dove se succede qualcosa di anomalo, grazie alla domotica assistiva, scatta un allarme. In questa maniera anche i famigliari dell’anziano che vive da solo possono stare più tranquilli. Questi sistemi di assistenza e controllo saranno sempre più estesi nei piani sociali degli enti pubblici, con il vantaggio di poter far vivere il più possibile gli anziani autosufficienti a casa invece che nelle strutture di accoglienza, che tra l’altro hanno costi di costruzione e di gestione estremamente elevati. In paesi molto avanzati nel campo delle politiche sociali, come la Svezia, questi sistemi domotici sono sempre più utilizzati». B.C.


