BRONZOLO. Dopo quasi 30 anni passati assieme a sua moglie a gestire il Bar Trattoria San Leonardo, Theo Casatta dice basta e chiude un punto di ritrovo per tutta la comunità di Bronzolo. Posizionata in una delle piazze più suggestive dell'Alto Adige, incastrata nella Casa de Ferrari già sede di una antica filanda, la trattoria di Casatta nel tempo era diventata un riferimento apprezzato sia per gli abitanti di Bronzolo sia per le decine di operai che a pranzo si fermavano per apprezzarne la cucina a buon prezzo.

«Una vita di sacrifici, sveglia alle 6 del mattino e a letto tardi, ma dopo una operazione al cuore e Covid ho deciso di mollare tutto e godermi la pensione», spiega Casatta che abbiamo incontrato nella sua trattoria chiusa dopo una giornata di festa assieme ai clienti di sempre.

Theo Casatta, una vita tra caffè e pastasciutte o ha fatto anche altri lavori?

Quasi una vita, mi verrebbe da dire. Ho fatto diversi lavori, prima di iniziare a gestire questa trattoria l'8 febbraio del 1993, tra i quali anche il camionista. Sono nato a Magrè, mio padre era camionista, mentre mamma era casalinga. Ho studiato alle vecchie ragionerie, poi sono andato a fare il cameriere in val Gardena e a Caorle. Militare al Circolo ufficiali di Bolzano, quindi ho preso la patente del camion e per dieci anni ho girato l'Europa. Solo dopo sono diventato ristoratore.

Ricordi di quel periodo?

La Spagna, la Danimarca, la Germania dell'Est, insomma, un poco tutta l'Europa, dal 1983 al 1991. Non c'erano i cellulari, il camionista era completamente isolato dalla famiglia, poi c'erano le frontiere e quelle maledette dieci ore di attesa tra l'Italia e l'Austria per attraversare il Brennero. Tanti i ricordi, come quella volta nella DDR in un inverno a -31 gradi con il gasolio completamente ghiacciato. Mi portarono in un capannone per scongelarlo. Tre giorni senza potere avvisare casa. Avevo anche un camion nuovo, devo dire, ma quando andavo nella DDR usavo quello vecchio. C'era tanta povertà in quei posti, e le persone erano sempre molto fredde, quasi con la paura di rivolgere la parola a un occidentale. Per concludere la vicenda, dopo interminabili ore con un tizio che mi puntava il mitra addosso, il gasolio si è scongelato e sono ripartito per Berlino dove ho potuto chiamare la famiglia.

Come è arrivato a gestire la Trattoria San Leonardo?

Per decenni il locale era stato sede di una filanda, poi divenne un deposito di patate, quando nel 1976 mia zia iniziò a gestirlo come mensa. Nel 1993 le subentrai, non prima di avere operato una profonda ristrutturazione. Detto questo, solo da due di anni ho potuto mettere fuori un paio di tavolini. Insomma, un locale relativamente piccolo e senza giardino. Soprattutto oggi con questi aumenti nei costi di gestione, la dimensione ridotta del locale ha iniziato ad essere un problema.

Come sono andati i primi anni di gestione?

Anni difficili, ero comunque uno che veniva da Magrè. Ero considerato uno di fuori, poi con il tempo abbiamo iniziato ad ingranare: buon cibo, grazie a mia moglie, ma sempre a un prezzo onesto. Gli operai e i clienti in genere hanno iniziato ad arrivare sempre più numerosi.