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Trodena. Politico, tra i più noti e apprezzati in Bassa Atesina, ma anche sportivo con la S maiuscola, tanto da partecipare alle Olimpiadi di Lake Placid nel 1980 (come frenatore nel bob) e conquistare qualcosa come 25 campionati regionali nel getto del peso. Edmund Lanziner, 61 anni ben portati, è ad un passo dall’addio alla politica attiva ma continua a lavorare al Tribunale di Sorveglianza, dove fa il cancelliere. La pensione è dietro l’angolo ma non sarà immediata. Potrebbe volerci «solo» un anno e mezzo, ma forse anche di più.
I più giovani non lo sanno ma lei ha disputato anche le Olimpiadi, il sogno di ogni sportivo. Ci rinfresca la memoria?
«Era il 1980 e fui selezionato per partecipare all’edizione di Lake Placid, negli Stati Uniti. Nel mio equipaggio c’erano Andrea Jory, Georg Werth e Giovanni Modena. Arrivammo undicesimi nel bob a quattro e quattordicesimi nel bob a due».
Ma come è arrivato al bob?
«In modo abbastanza casuale: dall’atletica leggera, che resta la mia passione principale. I selezionatori azzurri vennero ai campionati regionali, a cui partecipavo nei 100 metri e nel getto del peso, per cercare frenatori».
La reclutarono subito?
«No, mi fecero andare a Tarvisio, in Friuli, dove facemmo una prova a secco con il bob a rotelle».
Entrò subito in nazionale?
«Quel giorno ci fecero fare delle prove cronometrate di spinta e poi rientrammo in albergo. C’era un silenzio tombale e nessuno parlava più con me. Stupito, chiesi il perché».
Glielo spiegarono?
«Sì, ero stato il migliore nella spinta e avevo soffiato il posto a uno dei quattro titolari. All’epoca, ero all’ultimo anno di liceo, correvo i cento metri in 11 secondi e 3 decimi».
Qual è stato il suo miglior piazzamento in carriera nel bob?
«Un sesto posto ai mondiali».
Quanti anni lo ha praticato?
«Dal 1978 al 1981, anno in cui mi sono sposato con Rosanna, da cui ho avuto tre figli (Peter, Karin e Sabrina) e sono tornato all’atletica leggera».
Nel getto del peso lei è sempre stato al top in ambito regionale. Giusto?
«Sì, ho conquistato 25 titoli. Ma ho fatto bene anche fuori regione. Una soddisfazione vera».
Il bello di questo suo grande attaccamento allo sport è che è riuscito a coinvolgere e contagiare moglie e figli...
«Mio figlio è stato un ottimo mezzofondista, con tempi che lo hanno visto al top anche fuori regione, mia moglie ha conquistato due titoli Europei Master sempre nel mezzofondo. Una delle due figlie ha partecipato ai campionati iridati di cross..».
Per non farsi mancare nulla lei ha anche fondato una società di atletica leggera. Giusto?
«Sì, il Südtirol Team Club che ha 150 iscritti, di cui una settantina attivi anche tra i Master».
È sulla breccia da così tanti anni da essere anche diventato nonno...
«Sì, i miei figli mi hanno regalato 4 splendidi nipoti. E spero e penso che faranno sport. È nel nostro Dna..».
Ma passiamo al lavoro. Non è ancora in pensione. Quando potrà staccare la spina?
«Sono un dipendente regionale e faccio il cancelliere al Tribunale di Sorveglianza a Bolzano. Potrei andare tra un anno e mezzo o forse due e mezzo. Diciamo che il discorso è ancora aperto».
Passiamo alla politica. Come è entrato in questo mondo?
«Anche qui in modo fortuito. Nel 2000 il sindaco di Trodena dell’epoca voleva fare assolutamente il terzo mandato mentre io, che rappresentavo la frazione di San Lugano, venni inserito nella lista Abete. Noi riuscimmo ad ottenere 3 seggi su 12 ma venni eletto sindaco per una cinquantina di voti».
Cercarono di “farla fuori”?
«Volevano cacciarmi dopo tre mesi ma, da buon sportivo, mi misi d’impegno e portai a casa il risultato».
Tanto da restare sindaco per tre legislature, il massimo consentito...
«Sì, nessun’altro nel Comune di Trodena è rimasto così a lungo».
Poi c’è stato il salto al Comprensorio. Un’esperienza proficua, con consensi unanimi...
«Sì, un’esperienza positiva. L’ho affrontata in modo altrettanto serio, anche perché si tratta di un ente con parecchi dipendenti. In organico abbiamo più o meno 430 persone che coprono 370 posti a tempo pieno. Sono molti i contratti part-time, presi in considerazione soprattutto dalle donne con famiglia».
Adesso, a gennaio, potrebbe dover lasciare la politica. Le dispiace?
«Avrei più tempo per la famiglia e per l’atletica leggera, con cui - prima del Covid - giravo il mondo».
In realtà c’è chi le ha proposto di rimanere nella giunta comprensoriale...
«Sì, diversi Comuni della Bassa Atesina che vorrebbero dare un po’ di continuità al lavoro fatto in questi anni. Se così dovesse essere mi vorrei concentrare sulle ciclabile e sui progetti leader per le area svantaggiate».
Pare di capire che lei si senta ancora un giovanotto...
«Sto bene, ma con meno impegni riuscirò a rimettermi pienamente in forma. E a brillare ancora tra i Master...».
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
I più giovani non lo sanno ma lei ha disputato anche le Olimpiadi, il sogno di ogni sportivo. Ci rinfresca la memoria?
«Era il 1980 e fui selezionato per partecipare all’edizione di Lake Placid, negli Stati Uniti. Nel mio equipaggio c’erano Andrea Jory, Georg Werth e Giovanni Modena. Arrivammo undicesimi nel bob a quattro e quattordicesimi nel bob a due».
Ma come è arrivato al bob?
«In modo abbastanza casuale: dall’atletica leggera, che resta la mia passione principale. I selezionatori azzurri vennero ai campionati regionali, a cui partecipavo nei 100 metri e nel getto del peso, per cercare frenatori».
La reclutarono subito?
«No, mi fecero andare a Tarvisio, in Friuli, dove facemmo una prova a secco con il bob a rotelle».
Entrò subito in nazionale?
«Quel giorno ci fecero fare delle prove cronometrate di spinta e poi rientrammo in albergo. C’era un silenzio tombale e nessuno parlava più con me. Stupito, chiesi il perché».
Glielo spiegarono?
«Sì, ero stato il migliore nella spinta e avevo soffiato il posto a uno dei quattro titolari. All’epoca, ero all’ultimo anno di liceo, correvo i cento metri in 11 secondi e 3 decimi».
Qual è stato il suo miglior piazzamento in carriera nel bob?
«Un sesto posto ai mondiali».
Quanti anni lo ha praticato?
«Dal 1978 al 1981, anno in cui mi sono sposato con Rosanna, da cui ho avuto tre figli (Peter, Karin e Sabrina) e sono tornato all’atletica leggera».
Nel getto del peso lei è sempre stato al top in ambito regionale. Giusto?
«Sì, ho conquistato 25 titoli. Ma ho fatto bene anche fuori regione. Una soddisfazione vera».
Il bello di questo suo grande attaccamento allo sport è che è riuscito a coinvolgere e contagiare moglie e figli...
«Mio figlio è stato un ottimo mezzofondista, con tempi che lo hanno visto al top anche fuori regione, mia moglie ha conquistato due titoli Europei Master sempre nel mezzofondo. Una delle due figlie ha partecipato ai campionati iridati di cross..».
Per non farsi mancare nulla lei ha anche fondato una società di atletica leggera. Giusto?
«Sì, il Südtirol Team Club che ha 150 iscritti, di cui una settantina attivi anche tra i Master».
È sulla breccia da così tanti anni da essere anche diventato nonno...
«Sì, i miei figli mi hanno regalato 4 splendidi nipoti. E spero e penso che faranno sport. È nel nostro Dna..».
Ma passiamo al lavoro. Non è ancora in pensione. Quando potrà staccare la spina?
«Sono un dipendente regionale e faccio il cancelliere al Tribunale di Sorveglianza a Bolzano. Potrei andare tra un anno e mezzo o forse due e mezzo. Diciamo che il discorso è ancora aperto».
Passiamo alla politica. Come è entrato in questo mondo?
«Anche qui in modo fortuito. Nel 2000 il sindaco di Trodena dell’epoca voleva fare assolutamente il terzo mandato mentre io, che rappresentavo la frazione di San Lugano, venni inserito nella lista Abete. Noi riuscimmo ad ottenere 3 seggi su 12 ma venni eletto sindaco per una cinquantina di voti».
Cercarono di “farla fuori”?
«Volevano cacciarmi dopo tre mesi ma, da buon sportivo, mi misi d’impegno e portai a casa il risultato».
Tanto da restare sindaco per tre legislature, il massimo consentito...
«Sì, nessun’altro nel Comune di Trodena è rimasto così a lungo».
Poi c’è stato il salto al Comprensorio. Un’esperienza proficua, con consensi unanimi...
«Sì, un’esperienza positiva. L’ho affrontata in modo altrettanto serio, anche perché si tratta di un ente con parecchi dipendenti. In organico abbiamo più o meno 430 persone che coprono 370 posti a tempo pieno. Sono molti i contratti part-time, presi in considerazione soprattutto dalle donne con famiglia».
Adesso, a gennaio, potrebbe dover lasciare la politica. Le dispiace?
«Avrei più tempo per la famiglia e per l’atletica leggera, con cui - prima del Covid - giravo il mondo».
In realtà c’è chi le ha proposto di rimanere nella giunta comprensoriale...
«Sì, diversi Comuni della Bassa Atesina che vorrebbero dare un po’ di continuità al lavoro fatto in questi anni. Se così dovesse essere mi vorrei concentrare sulle ciclabile e sui progetti leader per le area svantaggiate».
Pare di capire che lei si senta ancora un giovanotto...
«Sto bene, ma con meno impegni riuscirò a rimettermi pienamente in forma. E a brillare ancora tra i Master...».
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