SALORNO. «La Grande Guerra è stata combattuta certamente in trincea su vari fronti dell’Europa ma anche a casa dove si lottava aspramente per un chilo di farina di mais o per mezza dozzina di uova per sfamare soprattutto i bambini»: è quello che ha detto il ricercatore Ivo Ceolan nel corso della serata sul primo conflitto mondiale svoltasi a Salorno su iniziativa della sezione Cai del paese. Perché il Cai ha voluto “regalare” agli abitanti di Salorno questa serata? Lo hanno spiegato i vertici dell’associazione, Vittorio Nicoli e Giordano Girardi: «Le nostre gite soprattutto in questi ultimi quattro anni che hanno segnato il centenario della Grande Guerra, hanno ricalcato i percorsi dei soldati che si sono fronteggiati in un conflitto terribile. Siamo stati su vari fronti della contesa – hanno detto - nelle trincee, sui ghiacciai dove gli uomini sono morti più per il gelo e travolti dalle valanghe che non per il piombo nemico, siamo saliti sui monti che sono stati frantumati dalle mine e abbiamo anche recitato una preghiera nei vari, troppi, piccoli cimiteri di guerra».

Il relatore Ivo Ceolan, segretario comunale in pensione di Roveré della Luna ora residente ad Arco, anni or sono, aveva svolto un’accurata ricerca sulla tragica fine del nonno internato, come tanti altri, nel campo di Katzenau, in Austria, un campo che non era di sterminio, ma una sorta di confino che ha ospitato 2 mila trentini, sospettati politici, intellettuali, parroci, medici, insegnanti, la borghesia insomma dei vari paesi, compreso appunto Roveré della Luna. Questa sua ricerca ha portato a scoperte straordinarie e a tante toccanti storie di altri soldati, di prigionieri, di dispersi, di internati, di confinati, di profughi, di donne e di bambini di Roveré della Luna travolti dal conflitto di un secolo fa. Il risultato di questo lavoro sono stati un libro, dal titolo: «Roveré della Luna 1914-1918. Un paese e i suoi soldati nella Grande Guerra» e una conferenza, svoltasi un anno fa, che riscosse un grande successo.

Ivo Ceolan è stato chiamato a Salorno dal direttivo della sezione locale del Cai a replicare la conferenza di Roveré della Luna con qualche accenno anche al coinvolgimento degli abitanti di Salorno al grande conflitto. Anche perché i due paesi sono dirimpettai e distano fra loro solo qualche chilometro e da sempre hanno stretti rapporti sociali ed economici. Ceolan ha accennato che da Roveré partirono per il fronte della Galizia, sul confine dell’attuale Polonia ed Ucraina, all’inizio della guerra, 154 uomini e altri 110 quando entrò nella tenzone anche l’Italia. Di questi, 47 non tornarono più a casa (30 morti accertati e 17 dispersi). Da Salorno invece, comprese le frazioni di Pochi e di Cauria, partirono per il fronte oltre 300 uomini e di questi un terzo non fece più ritorno. Questi dati, riferiti al paese altoatesino, sono frutto di una ricerca effettuata proprio qualche giorno prima della conferenza dell’altra sera, da tre membri del direttivo del Cai, Giordano Girardi, Vittorio Nicoli e Armando Plank. Il lavoro, difficile e delicato, ha portato a dati interessanti ma incompleti in quanto i tre “segugi” hanno riscontrato soprattutto dai registri delle tre parrocchie di Salorno, Pochi e Cauria, delle discrepanze sui nomi dei Caduti che non hanno riscontri, per esempio, sull’elenco degli stessi riportati sui monumenti. I tre però hanno promesso che torneranno a scartabellare registri e documenti, magari con l’aiuto delle famiglie dei caduti e dei dispersi, in modo da ottenere risultati più attendibili. E quando ciò avverrà, sarà organizzata un’altra serata sul tema della Grande Guerra. Tornando alla relazione dell’ex segretario comunale di Roveré Ivo Ceolan, alcune sue notizie sul paese hanno a dir poco sconvolto il numeroso pubblico presente alla conferenza di Salorno, pubblico purtroppo dove mancavano quasi totalmente i giovani. Quella per esempio dei combattimenti corpo a corpo con baionetta innestata nei primi mesi di guerra sul fronte della Galizia dove i trentini e gli altoatesini in divisa austro ungarica erano più presenti per fronteggiare i russi: una vera e propria carneficina; l’oblio, a fine guerra, dei trentini morti per la loro patria, Austria-Ungheria, che ebbero solo un ricordo religioso ma non civile; la partenza per il fronte di famiglie intere con 5 o 6 fratelli; il dramma delle famiglie di fronte ai loro cari dispersi; il meticoloso razionamento dei beni materiali che lasciava poco o nulla ai civili a casa; l’insurrezione e la protesta delle donne di Roveré per ottenere qualche manciata di farina gialla in più per i loro figli; il dramma dei bambini costretti a lasciare la scuola per lavorare nei campi visto che gli adulti erano a combattere; il problematico ritorno a casa a fine guerra, addirittura in nave partendo da Vladivostok. Una tragedia immane la Grande Guerra, anche nei nostri paesi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA