Caldaro. Klaus Maran, 60 anni, albergatore e surfista di levatura mondiale (disputò le Olimpiadi a Los Angeles nel 1984), a Caldaro è un’istituzione. Gestisce il «Gretl am See» (ristorante e Lido), il Seehootel Ambach e la Seehof Keller, ristorante che domina il lago che si è specializzato in matrimoni. Abbiamo fatto il punto con lui sulle conseguenze del Covid sul settore trainante dell’economia locale, il turismo.

Innanzitutto cosa dicono i suoi dipendenti?

«Sono in attesa di una svolta. Ne ho un centinaio, molti altoatesini, e stanno fruendo degli ammortizzatori sociali. Hanno iniziato a lavorare solo una decina di persone. Gli altri aspettano di firmare il contratto».

Quando torneremo alla normalità nella ristorazione?

«Questa è una domanda da un milione di dollari. Stiamo navigando a vista, nel senso che non sappiamo quando potremo riaprire e a quali condizioni».

Lei è convinto che la stagione non sarà cancellata?

«Sono positivo per natura e per questo sono anche convinto che ripartiremo. Certo, siamo curiosi di capire come sarà la fase 2. Probabilmente con le mascherine e senza grandi tavolate. Perderemo, almeno per quest’estate, molti stranieri: tedeschi e svizzeri in particolare. Ma lavoreremo con la clientela locale. Mi faccia dire una cosa».

Prego..

«Quando si aprirà noi, al lago di Caldaro, saremo tra i privilegiati. Proponiamo attività all’aperto, con un paesaggio straordinario e la gente avrà voglia di uscire e riassaporare almeno parte delle cose perse in questo periodo di quarantena forzata».

Ma non teme che molti imprenditori possano essere costretti a chiudere?

«Qualcuno sicuramente farà fatica. E più si accorcia la stagione e maggiore è la probabilità che qualche esercizio decida di rinunciare. Io, ripeto, continuo ad essere positivo e propositivo. Siamo in Alto Adige».

E quindi?

«Stiamo parlando di una provincia in cui, fino all’altroieri, si faticava a trovare tanto un ingegnere quanto un lavapiatti. Anche chi perderà il lavoro riuscirà a trovarne un altro».

Lei ha un ristorante (il Seehof Kaller) che punta moltissimo sui matrimoni. Ci sono state disdette?

«Sì, sono già stati disdetti i banchetti di aprile e maggio e adesso iniziano anche i forfait per giugno. Molti hanno deciso semplicemente di spostare la festa da un anno all’altro. Spostarlo solo di un paio di mesi, in questo contesto emergenziale, potrebbe non bastare».

Ritiene che l’emergenza coronavirus ci insegnerà qualcosa?

«Sicuramente. Torneremo tutti con i piedi ben piantati a terra. Anche per il settore in cui lavoro da 34 anni potrebbe rivelarsi un toccasana».

Si sarebbe mai immaginato il lago di Caldaro deserto a Pasqua e Pasquetta?

«Davvero no, in assoluto. E poi oltre al danno dobbiamo fare i conti con la beffa...».

In che senso?

«In tanti anni non c’era mai stata una Pasqua con un clima così bello e stabile...».

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