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Egna. Sta montando un caso politico a Egna sull’adesione alla rete antidiscriminazioni Ready, nata nel 2006 per tutelare soprattutto le persone penalizzate per il loro orientamento sessuale. Sul tema ha presentato una mozione la consigliera dei Verdi Sady Pfaffstaller che ritiene doveroso seguire l’esempio di Bolzano e Appiano, ma la Lega - che a Egna è in maggioranza - ha già dichiarato il suo voto contrario. A motivarlo è stata la consigliera comunale Rosa Valenti. Secondo quest’ultima le discriminazioni vanno contrastate in modo diverso. «Le discriminazioni, in generale, vanno combattute nell’ottica delle pari opportunità attraverso le famiglie, le istituzioni scolastiche, la Chiesa. Questo perché i nostri docenti hanno gli strumenti sufficienti per insegnare ai nostri giovani i valori e il rispetto della diversità. Alla luce di questo approccio il mio voto non puó che essere fermamente contrario».
Valenti scende poi nel merito e ricorda come è nata e quali obiettivi si è data, cammin facendo, la rete in questione.
«La Rete Re.A.D.Y. (Rete italiana delle Regioni, Province autonome ed Enti Locali contro le discriminazioni per l’orientamento sessuale e l’identità di genere), è nata a Torino nell’ambito del Pride nazionale del 2006 e si prefigge come obiettivo il riconoscimento e la promozione dei diritti umani delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transessuali, transgender (Lgbt). Essa coopera con altre reti territoriali avvalendosi di associazioni e istituzioni varie».
Valenti: «C’è chi è entrato e poco dopo uscito dalla rete».
«Molti Comuni - prosegue Valenti - hanno deciso di recedere da RE.A.DY. Si pensi al caso del Comune Pisa o a quello del Comune di Treviso. Quest’ultimo con una delibera della giunta ha deciso di recedere nel 2019 poiché l´adesione a RE.A.DY. ha comportato una serie di impegni e interventi vincolanti per la diffusione anche nelle scuole delle tematiche attinenti, fra le altre cose, al mondo gender. Considerato che i diritti dei Lgbt sono ampiamente tutelati sia a livello sovranazionale, costituzionale e nazionale. A questo proposito ricordo che l’Italia nel 1982 è stato il terzo Paese al mondo, dopo la Svezia (1972) e la Germania (1980) ad aver consentito alle persone transgender di cambiare legalmente sesso. Considerato che l’Italia ha approvato nel 2016 la Legge sulle unioni civili (nota come Legge Cirinnà) e la stessa riconosce sia alle coppie omosessuali che eterosessuali che si trovino in una condizione di convivenza gran parte dei diritti riconosciuti alle persone sposate. Visto che dal punto legislativo viene vietata qualsiasi forma di discriminazione, non si capisce per quale motivo si voglia impegnare il comune aderendo alla rete Re.A.d.y».
Sarà decisiva la linea che adotterà la Volkspartei.
Sul tema risulteranno decisivi i voti della Volkspartei, che a Egna al momento non si è ancora espressa. In altre realtà altoatesine ci sono stati voti favorevoli e contrari posto che la lotta contro qualsiasi forma di discriminazione dovrebbe essere sempre al centro dell’agire politico. Bisogna stabilire solamente quali siano i mezzi più efficaci per riuscire in questo intento.
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Valenti scende poi nel merito e ricorda come è nata e quali obiettivi si è data, cammin facendo, la rete in questione.
«La Rete Re.A.D.Y. (Rete italiana delle Regioni, Province autonome ed Enti Locali contro le discriminazioni per l’orientamento sessuale e l’identità di genere), è nata a Torino nell’ambito del Pride nazionale del 2006 e si prefigge come obiettivo il riconoscimento e la promozione dei diritti umani delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transessuali, transgender (Lgbt). Essa coopera con altre reti territoriali avvalendosi di associazioni e istituzioni varie».
Valenti: «C’è chi è entrato e poco dopo uscito dalla rete».
«Molti Comuni - prosegue Valenti - hanno deciso di recedere da RE.A.DY. Si pensi al caso del Comune Pisa o a quello del Comune di Treviso. Quest’ultimo con una delibera della giunta ha deciso di recedere nel 2019 poiché l´adesione a RE.A.DY. ha comportato una serie di impegni e interventi vincolanti per la diffusione anche nelle scuole delle tematiche attinenti, fra le altre cose, al mondo gender. Considerato che i diritti dei Lgbt sono ampiamente tutelati sia a livello sovranazionale, costituzionale e nazionale. A questo proposito ricordo che l’Italia nel 1982 è stato il terzo Paese al mondo, dopo la Svezia (1972) e la Germania (1980) ad aver consentito alle persone transgender di cambiare legalmente sesso. Considerato che l’Italia ha approvato nel 2016 la Legge sulle unioni civili (nota come Legge Cirinnà) e la stessa riconosce sia alle coppie omosessuali che eterosessuali che si trovino in una condizione di convivenza gran parte dei diritti riconosciuti alle persone sposate. Visto che dal punto legislativo viene vietata qualsiasi forma di discriminazione, non si capisce per quale motivo si voglia impegnare il comune aderendo alla rete Re.A.d.y».
Sarà decisiva la linea che adotterà la Volkspartei.
Sul tema risulteranno decisivi i voti della Volkspartei, che a Egna al momento non si è ancora espressa. In altre realtà altoatesine ci sono stati voti favorevoli e contrari posto che la lotta contro qualsiasi forma di discriminazione dovrebbe essere sempre al centro dell’agire politico. Bisogna stabilire solamente quali siano i mezzi più efficaci per riuscire in questo intento.
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