BOLZANO. «Continuo a studiare cose che mi interessano, per me è il lavoro più bello del mondo. Poi insegnare dà tante soddisfazioni: vedere gli studenti appassionarsi, interagire è impagabile. Senti di avere arricchito qualcun altro. La conoscenza senza saperla condividere ha meno valore». A Sarah Russo, 27 anni, si illuminano gli occhi quando parla della sua occupazione. Anni spesi sopra i libri, poi nelle aule, vengono ora applicati nella ricerca: per dare un aiuto concreto all'amministrazione pubblica altoatesina. Meranese, classe 1996, Sarah Russo lavora nel Centro di Competenza per la sostenibilità dell'Università di Bolzano, dove è Ricercatrice di tipo A nell'area di economia aziendale.

«Il mio focus è però sulla contabilità pubblica», sottolinea. Da quest'anno tiene un corso triennale a Brunico di managerial accounting. Bilingue di famiglia, in quarta superiore ha trascorso un anno in Irlanda per migliorare l'inglese. Poi il diploma al liceo scientifico Einstein e la decisione di iscriversi alla Lub. Presa la prima laurea si è trasferita a Siena per la magistrale, dove è rimasta per il dottorato e il post doc, con una tesi sui rischi sul lavoro. Durante gli anni accademici ha avuto esperienze nella Royal Holloway University di Londra e alla University of Manchester. Infine, dopo quasi dieci anni, ha accettato l'incarico Unibz, con un biglietto per l'Alto Adige, stavolta di solo andata.

Perché ha deciso di tornare in Alto Adige?

Sento un legame con la mia terra, e credo che sia questo il principale motivo che mi ha sempre portata a fare ricerche qui. Mi ispira la particolarità del nostro territorio. Poi le interazioni con l'esterno, e le esperienze fuori, sono assolutamente importanti. Ma per l'ambito di cui mi occupo io aveva senso che io stessi qui. La contabilità pubblica può essere simile, ma i meccanismi cambiano in base al Paese. E l'amministrazione pubblica dell'Alto Adige ha un grande interesse per la ricerca.

Di cosa si sta occupando esattamente in questo momento come ricercatrice?

Adesso stiamo attivando un processo che sarà sulla contabilità pubblica analitica, tematiche un po' più rilevanti per la provincia. Come team di ricerca ci interessa come possiamo aiutare concretamente l'amministrazione pubblica, ed è un lavoro di simbiosi: a loro proponiamo soluzioni in base a studi basati su paragoni con altre amministrazioni pubbliche, interviste e analisi; noi ci guadagniamo come studiosi.

Si potrebbe definire quasi una consulenza?

Come università abbiamo una visione molto più ampia rispetto ad una normale consulenza. Inoltre non sento di averne le competenze. Possiamo definirla come una ricerca che arricchisce entrambi. Cerchiamo soluzioni a specifici contesti, c'è più uno studio dietro rispetto ad una semplice applicazione di un concetto. A livello universitario è bene che abbiamo aperto una posizione di contabilità pubblica. Penso che sia necessario, perché la Provincia, ma tutte le amministrazioni, Comuni, e Camera di commercio, stanno affrontando dei momenti particolari. C'è una forte pressione su di loro. Da un punto di vista finanziario, sociale e soprattutto ambientale. Ci sono nuove sfide per l'economia, molto grandi, e credo che la pubblica amministrazione locale avrà bisogno di figure che la possano aiutare, meglio se di studiosi proveniente dall'ambito universitario.

La forte collaborazione tra Provincia e Università potrebbe essere una delle soluzioni per cercare di trattenere più giovani in Alto Adige?

Io penso di sì. L'importante, però, è rendere più attrattivo il settore, purtroppo ancora stigmatizzata dal "mito del burocrate". Dopo il Covid in molte aziende è rimasta una certa flessibilità nel lavoro: un aspetto che interessa molto al giovane. Però il territorio deve offrire qualcosa in più. Per ora abbiamo case troppo care, un costo della vita eccessivo e stipendi bassi rispetto all'Europa. Non penso che da sola l'amministrazione pubblica possa risolvere le problematiche, serve una volontà politica. In questo l'Università sta facendo la propria parte, con master e corsi di laurea per avere un pool di ragazzi che si interessino di queste tematiche e formarli in un contesto bilingue.

Si parla molto della difficoltà dei giovani schiacciati spesso da troppe pressioni, sociali ed accademiche. Lei come ha vissuto questo aspetto, e come lo affronta ora?

Molta pressione l'ho vissuta anche io, e purtroppo la rivedo in alcuni studenti. Come docente cerco di prestarci attenzione, di avere quella sensibilità in più. Ovviamente noi abbiamo poi l'obbligo di valutare lo studente in base alle competenze acquisite. Ma quando da studente hai visto, e sofferto, certe dinamiche, comprendi meglio quanto anche il docente universitario abbia un ruolo pedagogico, e non solo di conoscenza. Per il resto, il consiglio che darei agli studenti è di tenere duro. La perfezione è un concetto troppo astratto, più importanti sono la passione e la costanza. Non mettersi obiettivi troppo difficili da realizzare, e darsi soprattutto il tempo di raggiungerli. Anche i fallimenti sono importantissimi.