BOLZANO. La carenza di infermieri è importante in tutto l’Alto Adige. Poche settimane fa il presidente Arno Kompatscher ha stimato una carenza pesante: «Abbiamo fatto i conti e nei prossimi anni tra personale che andrà in pensione e quindi da sostituire e carenza fisiologica ci verranno a mancare - tra ospedali, case di riposo e nuove strutture - circa 400 infermieri». E per carenza di personale infermieristico il San Maurizio - come ha appena fatto il Tappeiner di Merano - ha dovuto ridurre posti letto, sperando di ripristinarli quanto prima.

Irene Pechlaner - direttrice del Comprensorio sanitario di Bolzano - ha in mano i numeri. «Ci mancano in tutto 120 infermieri, di questi 20 sono ancora sospesi perché non vaccinati. Per forza di cose abbiamo tolto un centinaio di letti di degenza. A soffrire più degli altri Geriatria e Medicina ma sono in difficoltà anche altri reparti - penso a Ortopedia, Cardiologia, Gastroenterologia ecc. - per fortuna non in maniera così consistente da dover diminuire in maniera pesante i letti».

Ma come mai mancano infermieri? «La carenza è ormai fisiologica. Succede che tanti siano andati in pensione, che tanti in uscita dalla Claudiana preferiscano lavorare qualche anno all’esterno. Sta succedendo anche che abbiano vinto i concorsi a casa loro e si stiano trasferendo nel resto d’Italia».

A pesare il patentino - ma l’Asl lascia 5 anni di tempo per ottenerlo - ed il prezzo degli affitti. «Spesso il costo della vita è determinante». Ma come mai Geriatria soffre più di tutti? «Perché i giovani – chiude Pechlaner - lavorano più volentieri per esempio nei servizi di Urgenza ed Emergenza».

Abbiamo chiesto a Mariateresa Nitti - direttrice reggente di Geriatria dopo il pensionamento del primario Albert March - come mai accade. «Sicuramente perché l’assistenza è più gravosa. Il paziente anziano spesso ha perso la sua autosufficienza e quindi deve essere assistito per l’igiene personale, per i pasti, per la somministrazione della terapia orale. Deve essere accompagnato alla toilette e spostato, faccio un altro esempio, dal letto alla poltrona». Soffre di patologie multiple e l’infermiere deve prestare attenzione a molti segni e sintomi contemporaneamente. «Ha poi bisogno dì una sorveglianza, in alcuni casi continua. Tutto ciò - continua Nitti - comporta un grande impegno sia fisico che psichico per il personale. E va detto anche che a causa della scarsità di infermieri il lavoro ricade su pochi e questo rende ancora più gravoso l’impegno. Per lavorare con il paziente anziano ci vuole una grande passione». Dall’ospedale una buona notizia per Riabilitazione: «Se i pazienti Covid non crescono la riapriamo», conclude Pechlaner.