BOLZANO. Nell’eccidio di Cefalonia furono coinvolti anche oltre centro soldati trentini e altoatesini. In occasione del suo 75° anniversario, il Club Armonia, di Trento, ha proposto uno spettacolo teatrale a memoria degli eventi del 22 settembre 1943. Ospite d’onore della serata, Bruno Bertoldi, reduce di Cefalonia che a ottobre compirà un secolo di vita. L’evento è stato organizzato in collaborazione con la sezione regionale dell’associazione nazionale “Divisione Acqui”, con l’Anpi altoatesina e con il Circolo unificato dell’esercito, e col supporto della giunta regionale.

Nel settantacinquesimo anniversario della tragedia dei soldati italiani, quindi, l’associazione Divisione Acqui e l’Anpi hanno chiesto al Club Armonia di promuovere insieme un ricordo pubblico, capace anche di essere punto fermo sulla memoria, attraverso l’uso del teatro. Ne è nato così “Erschiessen - Fucilare”, recital scritto e diretto da Renzo Fracalossi con l’allestimento del Club Armonia e la colonna sonora del maestro Federico Scarfì. Vi si narrano i fatti accaduti nel giro di circa quindici giorni, fra l’8 e il 23 settembre 1943, quando la 33ª divisione di fanteria “Acqui”, di stanza a Cefalonia e Corfù, fu massacrata dai tedeschi della Wehrmacht, cioè dagli uomini della 1ª divisione da montagna “Edelweiss”, in ossequio all’ira di Hitler per il “tradimento” italiano. E, andando oltre, anche il dramma dell’occupazione dei Balcani e della Grecia.

La rappresentazione teatrale ha potuto contare sulla presenza di uno degli ultimi testimoni di quelle atrocità. Bruno Bertoldi, nato a Carzano il 23 ottobre del 1918, nel 1943 faceva parte della divisione Acqui, inviata in Albania e in Grecia, e alla strage di Cefalonia sopravvisse perché un sudtirolese che aveva optato per l’Austria, riconoscendolo, lo risparmiò. Dopo dieci giorni passati a nascondersi decise di consegnarsi alla Wehrmacht per paura di rappresaglie contro la famiglia che lo stava aiutando. Ma essendosi rifiutato di collaborare coi nazisti fu inviato a Minsk, dove lavorò come meccanico. Con l’avanzata dei russi, però, fu portato al campo di concentramento di Tambov, e solo nel 1946, a guerra finita, fu inviato in Austria. E da lì, a 28 anni, finalmente riuscì a tornare a casa.