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BOLZANO. La Heimat è ancora legata alla sua Vaterland. E infatti Martha Stocker arriva a palazzo Menz e dice "la mia patria è l'Austria". Ma che tra Südtirol e Austria sia più una questione di cuore che di etnia, ce lo dice proprio la location scelta per la celebrazione del "Nationalfeiertag", la festa nazionale austriaca. Che è casa Benko. Certo, tra smoking e "black tie", fotocopie di "Zu Mantua in Banden" appoggiate ai tavolini e quartetti mozartiani, si piazzano Sven Knoll, Pius Leitner, Eva Klotz e tutti i pasionari dell'autodeterminazione di nuova e vecchia data, così, giusto per mettere un po' di sale. Ma il clima di questa celebrazione austro-sudtirolese 2.0 è quello tra vecchi amici che vogliono fare affari, smussare gli angoli, aggirare le differenze tra Roma e Vienna, rendere i confini trasparenti, guardare al futuro più che al passato.
Molti i benkiani annidati tra i tavoli. Da Heinz Hager che fa gli onori di casa con Otto Mahlknecht presidente del Forum austro-sudtirolese, alla rediviva e molto poco malinconica Pitarelli, a Oberrauch. Tanta economia e poca politica, insomma. E infatti Thomas Widmann, sotto attacco in questi giorni da parte di Urzì ("il consiglio celebra la festa austriaca e non ha fatto nulla per i 150 dell'unità di'Italia" ha sibilato), non cade nelle trappole della replica: "Sono qui come relatore - dice- e non in veste istituzionale. Chi organizza oggi è una onlus e questo è il giorno in cui l'Austria celebra la sua ritrovata libertà".
Il che è accaduto nel 1955, quando gli alleati vincitori e occupanti, mollano la presa su Vienna che può finalmente tornare nazione tra le nazioni. Non c'era Kompatscher, ieri. Che comunque, intervistato al telefono, dice cose molto pacate: "Ricordare un passaggio decisivo per quella che molti di noi considerano la loro madre patria, non è farlo contro qualcuno. Ma essere coscienti che da un'Austria libera e da una Italia democratica nasce anche l'autonomia dell'Alto Adige. E anche un dialogo tra due nazioni che oggi sono tra le più amiche d'Europa".
Nel salone d'onore (il primo acquisto benkiano), tra gli affreschi del 1776 di Carl Henrici, il presidente del Forum mette subito in chiaro le questioni: "L'Italia è il miglior partner economico austriaco. La cultura italiana e quella austriaca dialogavano in passato o lo fanno tuttora". Renzi è un grande amico. E pure Mattarella.
E così, tra i tavolini, sorridono oltre alla Stocker e a Widmann anche Jakob Brugger, Alexander von Egen, Arnold Schuler. E il console austriaco a Milano parla come a un convegno della Confindustria. Certo Martha Stocker aggiunge: "Non abbiamo celebrato la festa italiana? Mah, noi con i 150 dell'unità c'entriamo poco, non c'eravamo ancora. Nel 1955 invece, si è cominciato a parlare di autonomia. E dunque, siamo qui". Hager non manca di dire: "E che adesso un altoatesino che vuole fare affari a Innsbruck non sia più considerato straniero. E viceversa...". Poi si brinda.









