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BOLZANO. Per essere un centro giovani, è quasi vecchio: nel 2013 la Vispa Teresa di via Ortles festeggerà i vent’anni, senza smettere di essere vispa e senza smettere di essere Teresa.
Perché quel nome scelto da don Carli a fine 1992 per uno spazio della parrocchia di San Pio X dentro il nuovo rione Ortles-Similaun, è ormai storico e ben radicato nella geografia degli spazi sociali bolzanini.
Oggi lo gestiscono due educatori, Michele Giancola e Lorenza Faccin, che non dipendono più dalla parrocchia ma da Provincia e Comune: «Dopo dieci anni come spazio ricreativo della parrocchia, nel 2003 la Vispa divenne il fulcro del nuovo progetto di “sviluppo di comunità” firmato da Andrea Sacchet», spiega Michele. «Un progetto che da anni si è allargato agli adulti con lo Svico.land aperto a pochi metri dalla sede storica della Vispa».
Due educatori, ma anche numerosi volontari.
«Certo. Preziosi soprattutto per le iniziative speciali e per il doposcuola, lo spazio-compiti ospitato due pomeriggi la settimana nella sala polifunzionale del rione. Doposcuola che è sola una delle tante attività».
Cioè?
«Ci sono i giochi dentro la sala e negli spazi aperti del rione, laboratori di hip-hop e di fumetto, ma anche di varia creatività per i più piccoli. La Vispa è frequentata infatti da giovani fra i 6 e i 25 anni».
Questa è l’attività quotidiana. Poi ci sono i progetti speciali.
«D’estate programmiamo il campeggio estivo, il Camino di Santiago, dall’anno scorso anche il progetto ecologico Ecostyle ospitato nel verde di Casanova. La vera novità è stato il progetto Koso-Bo: una decina di ragazzi hanno partecipato a un viaggio in Bosnia dove, collaborando con centri giovani di là, abbiamo costruito un percorso di conoscenza sulla guerra e sui problemi della convivenza».
Qualche idea per il futuro?
«Proprio in questi giorni, alla serata in cui abbiamo mostrato al pubblico filmati e diari di quel viaggio in Bosnia, abbiamo deciso di ripetere l’esperienza, approfondendone altri aspetti».
Dunque possiamo dire che la vostra attività è più orientata al sociale che allo svago?
«Sì, anche se coltiviamo entrambi. Oltre alla Bosnia, resterà un punto fermo anche il Camino, con la novità di far viaggiare assieme ragazzi e anziani, perché si conoscano meglio in nome di uno sviluppo di comunità più armonico».
Ma i giovani parlano anche di cose serie, di politica ad esempio?
«Spesso. Più che altro per criticarla. Persino i temi dell’hip hop affrontano temi sociali».
Ma quanti sono i ragazzi che frequentano la Vispa?
«In totale una cinquantina. Il gruppo più attivo è quello legato all’hip-hop. che è il punto di forza della nostra attività quotidiana: spesso nella nostra piccola sede sono una ventina i ragazzi che si cimentano con musica e parole in un gioco veramente creativo e divertente. Ospitiamo esperti che vengono a proporre laboratori hip-hop».
E i giovani di origine straniera sono tanti?
«Tanti e sempre di più: fra i piccoli, i figli di stranieri sono tre su quattro. Fra i grandi la proporzione è invertita. Ma in entrambi i casi c’è una bella integrazione».
Collaborazioni con altre strutture?
«Ci sono parecchi ragazzi che vengono qui da altri quartieri, perché si trovano bene. A livello ufficiale, invece, collaboriamo stabilmente con la scuola media Alfieri: con il progetto Interpausa, coinvolgiamo i ragazzi nello spazio mensa-più-cortile, con varie attività».
Problemi?
«Stiamo col fiato sospeso davanti a tagli più o meno minacciati. E assistiamo nello stesso tempo a forti investimenti della Provincia su altri progetti sorti dal nulla, che rischiano di mettere in crisi attività collaudate che non potrebbero permettersi altri tagli ai bilanci».
Il progetto-pilota della Vispa Teresa, quello più gettonato, è legato alla musica: il genere più richiesto dai giovani, da alcuni anni, è l'hip-hop che è anche uno stile di vita non solo esteriore. Teenagers e under 25 si ritrovano nella sede della Vispa per creare nuovi testi e impratichirsi con note e consolle, guidati dall'educatore Michele che è anche musicista, anche se più attivo nel settore reggae. Poi ci sono i laboratori, con esperti che vengono in Via Ortles periodicamente. E infine i concerti: il prossimo, il 21 dicembre, si terrà nella sala polifunzionale del quartiere, ospite il noto rapper romano Lord Madness.
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