BOLZANO. I cassoni delle mele dipinti a tinte forti e trasformati in piccoli orti coltivabili anche da chi è costretto a muoversi in carrozzina; grandi quadrati di cartone e vassoi di plastica usati come tele. Nel centro lungodegenti di Firmian Guido Morgavi, 37 anni, ergoterapista e scultore bolzanino, tre anni fa ha avviato un progetto che, attraverso l'arte, “punta a ridare valore a un'esistenza che perde ogni giorno significato”, per colpa delle malattie, in particolare dell’Alzheimer, o più in generale, della vecchiaia che non fa sconti a nessuno.

Oggi alle 16, presso il Centro lungodegenti Firmian, s’inaugura la mostra “Artevarte”: rimarranno esposte, fino al 20 novembre, venti opere realizzate da una quarantina di ospiti, in gran parte affetti dal morbo di Alzheimer.

«Una parte degli autori - spiega Morgavi - non c’è più, ma io voglio comunque esporre i loro lavori, perché sono la dimostrazione di come l’arte consenta di tirar fuori le ultime potenzialità che, a seconda della fase della malattia, si esprimono attraverso lettere, numeri, grandi macchie e poi colori messi a strati».

L’ergoterapista si è appassionato al pianeta Alzheimer, si è affezionato agli anziani che vivono l’ultimo scampolo di vita a Firmian, per questo ha cercato - attraverso i familiari - di conoscere anche la loro storia, quella che la malattia più o meno velocemente cancella.

«L’arte - dalla pittura alla musica - non ha ovviamente il potere di guarire, ma può portare vita in giornate che in un centro per lungodegenti sono inevitabilmente vuote».

Con questa convinzione tre anni fa ha chiesto alla direzione di poter trasformare un piccolo ufficio in un laboratorio di pittura, dove gli ospiti danno libero sfogo alla fantasia.

Un documentario di sette minuti li mostra alle prese con colori e pennelli e mentre dipingono, parlano.

Frasi, almeno all’apparenza senza senso, si alternano ad altre cariche di significato. Come quelle di Bruna, l’ostetrica che ha fatto nascere tanti bambini, e dice “L’arte è un luogo dove c’è posto per i sogni”.

Gli ospiti della struttura oltre ai quadri hanno colorito i cassoni delle mele che Morgavi ha recuperato in qualche magazzino di frutta della zona. Quindi li ha fatti riempire di terra e li ha trasformati in mini-orti a misura di persona in carrozzina.

«Coltiviamo insalata, carote, cetrioli, zucchine che poi i cuochi del Centro usano in cucina. La pittura come la coltivazione dell’orto, fatta di colori e profumi, risveglia anche nelle persone con gravi problemi di Alzheimer emozioni che sembravano perdute per sempre».

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