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BOLZANO. Tra i fornelli infuocati del programma televisivo “Hell’s Kitchen” di Sky sta sbocciando un talento altoatesino. Mohamed Lamnaour ha 32 anni ed è nato nella città marocchina Oulad M’Rah, non lontano da Casablanca, ma vive ed è cresciuto a Laces in Venosta con la madre e due sorelle. Oggi è sous chef in Trentino ma si è formato alla scuola professionale alberghiera Ritz di Merano, dove lo ricordano come un allievo di talento. Nell’ultima puntata della versione italiana del talent di Sky riservato a giovani cuochi professionisti, Mohamed è riuscito a conquistare la prestigiosa giacca nera: è nella rosa dei 5 che si giocheranno la finale. Ad impressionare, però, è stato il modo con cui l’altoatesino è riuscito ad imporsi tra i migliori del programma: sempre con talento e senza particolari patemi convincendo l’austero ed ermetico Carlo Cracco. Ha tutte le carte in regola, insomma, per puntare al bersaglio grosso della vittoria finale: un contratto come executive chef presso il «Jw Marriot Venice Resort&Spa» sull’Isola delle Rose a Venezia.
La soddisfazione in più è aver ottenuto questo traguardo giocando “in casa”: l’ultima sfida, infatti, si è tenuta nella cucina della Locanda Margon della famiglia Lunelli a Trento, sapientemente diretta da Alfio Ghezzi, chef con due stelle Michelin appuntate sulla divisa. Un contesto di altissimo livello, quindi, che ha visto andare in difficoltà diversi concorrenti. Lamnaour è risultato il migliore puntando su quelle che sono le caratteristiche della sua cucina: una sintesi della sua giovane età e del suo vissuto. I suoi piatti, infatti, strizzano sempre l’occhio all’innovazione con sfumature fusion senza mai perdere di vista le materie prime del territorio dove si trova. «Sono marocchino, ma anche italiano e altoatesino - ha spiegato nel corso del programma : - sono abituato a confrontarmi con tre cucine: africana, italiana, e tedesca».
Mohamed vanta una formazione di settore piuttosto importante dopo la scuola media di Silandro e i 4 anni frequentati alla Ritz. Nel 2014, per esempio, creava i piatti per la cucina di Castel Ringberg di Caldaro di proprietà della tenuta Elena Walch ma vanta impieghi anche a Solda, Falzeben, Bolzano, Cavalese, Folgaria, Lavis, Torino, Milano, Venezia, Abano Terme, Rimini e in Sardegna. Naturalmente non ha mai dimenticato le sue origini più profonde anche nei sapori dei suoi piatti. Arriva dalla cultura nord africana, per esempio, la cura nella scelta e nell’uso delle erbe aromatiche. Spesso, inoltre, ha ammesso di avere come sogno nel cassetto un ritorno nella sua terra natale aprendo un ristorante di proprietà a Marrakech, non a caso la città marocchina più incline alle innovazioni e aperta al mondo. Un curriculum al quale può aggiungere anche gli elogi di chef Ghezzi: «È stato molto bravo nella programmazione del lavoro e nell’organizzazione in cucina».




