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BOLZANO. «Accadono due cose quando vivi un evento così drammatico all’estero: da una parte non ne capisci subito la dimensione, dall’altra lo vivi con un’altra intensità sulla pelle». Roberto Tubaro e Greta Marcolongo erano a Parigi durante l’attacco terroristico alla redazione di Charlie Hebdo, l’assedio del giorno successivo e la manifestazione che l’altro ieri ha catalizzato tutti gli occhi del mondo su Place de la Republique. Le prime due, ovviamente, non le ha viste dal vivo, la terza sì. Fa quasi sorridere che il destino abbia deciso che il bolzanino a Parigi in quel momento fosse uno che con la comunicazione grafica e giornalistica ha una certa dimestichezza. «Mi ha fatto molto riflettere su quello che accade quando si decide di rendere pubblici degli scritti o dei lavori d’immagine. In effetti può accadere di subire qualche interrogativo di troppo. Bene, non bisogna fermarsi, ma credere davvero in questo concetto importante. Non è banale».
Nel dramma strappa un sorriso il racconto del giorno della strage. «Io e Greta eravamo a Disneyland, quindi in un mondo completamente parallelo e lontanissimo. Se non fosse per una serie di messaggi che hanno cominciato ad arrivarci dall’Italia chiedendoci se stavamo bene non ce ne saremmo accorti. L’ossimoro della situazione è stato singolare». Una volta in città ecco qualche telegiornale francese. «Purtroppo non conosciamo bene la lingua quindi è stato difficoltoso capire esattamente le dimensioni del fatto. Anche perchè la gente era piuttosto coinvolta emotivamente».
Lo stato di tensione, però, era abbastanza evidente. «I controlli erano serrati, la polizia molto presente: davanti agli obiettivi sensibili, molti anche in prossimità dei musei. La reazione a quanto accaduto era assolutamente visibile».
In metropolitana uno dei momenti più intensi. «Eravamo proprio lì quando si è fermata per un minuto di cordoglio. Toccante. Sentito».
L’altro giorno, invece, Roberto e Greta hanno fatto rotta su Place de la Republique. «Un dovere esserci perchè il messagio in gioco è basilare per una democrazia. Un momento che non dimenticheremo. Personalmente non ho mai visto così tanta gente in uno spiazzo. Oltre alle dimensioni, però, mi ha colpito lo spirito. Parigi è una realtà dove gli stranieri godono di un’integrazione maggiore della nostra ed è evidente in molte cose». Per esempio? «Intorno a noi avevamo persone arabe scese in strada per sottolineare la libertà d’espressione con tanto di cartello con la dicitura Je suis Charlie, ma anche bambini con i genitori che spiegavano loro cosa stesse accadendo. Un’atmosfera sentita, ma anche molto delicata: il dramma di quanto appena accaduto accompagnato dalla forza di ribadire valori che non possono essere messi in discussione. È evidente che un momento così ti permette di cogliere appieno certe sensazioni emotive di un popolo e di una città che da lontano non puoi cogliere in modo così vivido ed evidente. Quella folla parlava e diceva cose fondamentali». L’importanza del messaggio, alla fine, è al centro di tutto: della libertà e di una piazza che la valorizza.
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