BOLZANO. Meglio il blocco del traffico un giorno alla settimana (il mercoledì) come si era sperimentato un anno fa oppure è preferibile la soluzione adottata quest’anno del pass obbligatorio (gratuito), dal lunedì al venerdì? A pochi giorni dalla conclusione della fase sperimentale, siamo saliti a passo Sella in bici per renderci conto di persona; parlare con gli operatori (inferociti), con i turisti arrivati in macchina, con quelli che hanno usato i bus-navetta e con i ciclisti. Il calo del traffico - lo dicono i numeri - c’è stato sicuramente, ma non se ne ha la percezione; meglio, molto meglio, a questo punto lo scorso anno quando si è avuto il coraggio di chiudere il passo Sella al traffico veicolare il mercoledì su entrambi i versanti.

Intendiamoci: erano sei-sette chilometri in tutto da una parte e altrettanti dall’altra, ma almeno si aveva la sensazione di trovarsi in un luogo speciale - le Dolomiti sono patrimonio dell’Unesco - e come tale dovrebbe essere protetto, almeno un giorno a settimana, dal caos del traffico e dai rumori di auto, moto, camper.

Le cifre. Partiamo dunque dai dati: il traffico veicolare sul passo Sella è calato del 20% che significa che si è passati da circa 1.300-1.400 veicoli al giorno a 1000-1100. Contemporaneamente sono aumentati i passeggeri sui bus-navetta: 4.116 nella settimana dal 23 al 31 luglio, 650 in più dello stesso periodo dello scorso anno. Questi i risultati della regolamentazione - introdotta a livello sperimentale il 23 luglio, terminerà venerdì 31 agosto - che prevede che dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 16, i veicoli in transito debbano richiedere un pass gratuito. Tetto massimo stabilito: non oltre i 200 veicoli all'ora al mattino, mentre al pomeriggio il numero è compreso fra i 100 e i 150. «L’obiettivo che ci si era dati - dicono sia Valentino Pagani, capo dipartimento viabilità della Provincia di Bolzano che Roberto Andreatta, dirigente Trasporti pubblici della Provincia di Trento - è stato raggiunto. Toccherà alle nuove giunte provinciali che si insedieranno in autunno decidere cosa fare nel 2019, per portare al passo lo stesso numero di persone, se non di più, ma in modo diverso. Ovvero con i mezzi pubblici, a piedi o in bici».

Sul tavolo dei successori degli assessori Richard Theiner e Florian Mussner a Bolzano; Mauro Gilmozzi a Trento ci saranno i risultati della sperimentazione di quest’estate e quelli dello scorso anno, quando si era deciso di chiudere ad auto e moto il passo Sella, il mercoledì. Oltre ovviamente alle proteste feroci degli operatori turistici contrarissimi ad ogni forma di limitazione e alle pressioni, esattamente contrarie, dei gruppi ambientalisti che chiedono misure più coraggiose sui quattro passi (non solo sul Sella) per difendere e valorizzare le Dolomiti, patrimonio dell’Unesco, approfittando del boom delle bici elettriche che stanno portando in quota persone che fino a qualche anno fa neppure si sognavano di arrivare “così in alto”.

Le bici hi-tech. «Siamo tre famiglie in vacanza a Corvara - spiega Giovanni Paris di Villongo - e stiamo facendo i passi tutti assieme: io e il mio amico con la bici da corsa, mogli e figli con quelle elettriche. È un modo nuovo di stare assieme. Certo se non ci fossero le auto sarebbe un’altra cosa». Spieghiamo che in realtà è in atto una limitazione del traffico, ma “non si vede”. E non la vede neppure Lorenzo Montagner di Treviso anche lui impegnato nel giro del Sella in bici che si fa immortalare sul passo. Poco più in là ci sono una ventina di moto e poi macchine parcheggiate sulla piazzola disegnata non per farsi i selfie, bensì per consentire ai bus di fare manovra. E anche il grande parcheggio davanti “Passo Sella Dolomiti Mountain Resort” è una distesa di macchine a conferma che i turisti non mancano, anzi.

Gli albergatori. Ma Alan Perathoner, gestore del grande albergo, non vuol neppure sentirne parlare: «Questa idea del pass ci sta mettendo in ginocchio. È un’ingiustizia che penalizzino solo noi. Basterebbe far rispettare le leggi, ovvero fare qualche controllo in più su velocità e rumore: non ci sarebbero problemi. Invece con questa storia del pass, i turisti non vengono. Non capiscono come funziona e scelgono altre mete». Stesse lamentele al passo: «Un disastro - dice Vilma Leonardi che gestisce l’albergo sul confine tra le due province -: sono qui da 53 anni, una situazione del genere non si era mai vista. Pensi che non abbiamo mai neppure aperto la sala; bastano i tavoli del bar per contenere i pochi clienti. L’informazione è stata pessima: i turisti - spesso anziani - non sanno cos’è questo pass, se si paga o è gratis. E poi ci sono le telecamere e hanno paura i vedersi arrivare a casa la multa».

Gli addetti ai pass, che sono a Plan de Gralba e gentilmente rispondono alle domande dei turisti, tracciano un quadro diverso: «Chi arriva in auto - spiega Gildo Gironimi - si ferma, chiede informazioni, prende il pass: non ci sono lamentele. Anzi: la gente apprezza. A rovinare tutto è la campagna negativa fatta intorno a quest’iniziativa».