BOLZANO. La “violenza ostetrica” esiste anche in Alto Adige: lo ha detto di recente il Collegio ostetriche della provincia di Bolzano.

La prima ricerca nazionale realizzata dalla Doxa per conto dell’Osservatorio sulla violenza ostetrica in Italia dice - infatti - che il 21% delle mamme con figli di 0-14 anni dichiara di aver subito un maltrattamento fisico o verbale durante il primo parto.

L'Alto Adige non è stato menzionato nello specifico, ma nemmeno esulato da questa indagine.

Il Collegio delle ostetriche ha toccato la delicata questione spiegando che «le donne non dovrebbero sentirsi “inferiori” al personale medico, ma restare protagoniste della nascita dei loro figli».

Dura la reazione di Sergio Messini, primario del reparto di Ginecologia del San Maurizio, appena andato in pensione: «Le accuse delle ostetriche sono infondate e gli standard nell’ostetricia altoatesina sono di alto livello». Adesso tre donne altoatesine raccontano di comportamenti poco ortodossi in sala parto. Ci hanno chiesto l’anonimato ma raccontano il disagio che noi abbiamo qui sintetizzato.

Romina, 31 anni, parto vaginale nel 2013 dopo induzione. «Alla mia richiesta di spiegazioni in merito all’induzione ho ricevuto solo la risposta che “era per il mio bene e per quello del bambino”. Nonostante fossi l’unica in sala travaglio sono stata lasciata sola. Il personale mi/ci sbuffava in faccia quando mi lamentavo per i dolori o facevo domande. Ci evitavano. Durante una visita hanno rotto il sacco amniotico senza avvisarmi, e poi hanno negato di averlo fatto. Da allora, nonostante il parto sia andato bene, e io sia stata accompagnata da un’ostetrica competente, non riesco più a farmi visitare senza irrigidirmi».

Emanuela, 40 anni, 2007 parto con ventosa e 2017 cesareo.

«Primo parto: mi hanno fatto l’induzione per avvicinare le contrazioni già presenti, ero anche 10 giorni oltre il termine. Alla fine c'è stata sofferenza fetale, improvvisamente tantissime persone in sala parto, mi hanno fatto la manovra di Kristeller, hanno usato la ventosa e la ginecologa ha deciso di tagliare e lo ha detto solo a mio marito, ma io ero presente e cosciente, mi sono arrabbiata. Ho chiesto quanto fosse grave la lacerazione, nessuno, nemmeno nei giorni successivi, mi ha spiegato, nonostante le mie specifiche domande. Ho scoperto solo 10 anni dopo, in occasione della mia seconda gravidanza di aver avuto una lacerazione di quarto grado che mi ha impedito di avere di nuovo un parto naturale. Ho infatti dovuto fare il cesareo».

Sabine, 37 anni, parto nel 2016. «Durante il parto di mio figlio ho subito la violenza del medico, che aveva deciso di “aiutarmi” a fare uscire il bambino con la manovra di Kristeller. La fase dilatante è stata abbastanza veloce, dopo circa due ore di fase espulsiva, nonostante il bambino non mostrasse sofferenza, l'ostetrica ha chiamato il medico e lui ha deciso che così non andava bene. Non ci ha spiegato cosa voleva fare, nonostante io continuassi a chiederglielo. Ha praticato la manovra, rompendo pure l'asciugamano attaccato al letto che usava per avere più forza. Al secondo tentativo è nato mio figlio. Alla richiesta del mio compagno di tagliare il cordone l'ostetrica ha risposto che non era il caso e che comandava lei».