BOLZANO. Le inchieste della magistratura hanno confermato i sospetti: in alcune città del nord Italia operano organizzazioni malavitose che controllano e sfruttano la disperazione dei mendicanti che chiedono quotidianamente l’elemosina. Sono persone ridotte in schiavitù, costrette a vivere nella miseria e sotto minaccia, spesso con i documenti sequestrati e trattenuti a titolo di ricatto dall’organizzazione.

Anche a Bolzano si è più volte parlato di accattoni che sono soliti raggiungere la città in treno.

Arrivano la mattina e se ne ritornano in Veneto la sera. Viaggiano in gruppo, in tutto una decina di persone che si spartiscono le zone considerate più favorevoli ad ottenere l’elemosina forti del fatto che nel capoluogo altoatesino (considerato città ricca anche per la presenza di turisti) non ci sono disposizioni anti accattonaggio. La polizia ha effettuato non pochi controlli. Li ha seguiti, fermati, identificati. Alla fine gli inquirenti sono giunti alla conclusione che l’Alto Adige e la città capoluogo in particolare non sono interessati da gruppi malavitosi in grado di controllare una sorta di racket dei mendicanti. Il fenomeno criminale, riscontrato in altre città del Nord, per il momento non ha toccato Bolzano. Ne sono conviniti gli inquirenti, magistrati e forze dell’ordine. Tutti gli accertamenti effettuati hanno evidenziato che gli accattoni che raggiungono Bolzano da Verona non sono in mano ad organizzazioni che impongono ogni sera la consegna dei soldi ottenuti impietosendo i cittadini, ma sono indipendenti ed autonomi. In sostanza sono organizzati tra loro per spartirsi le varie zone della città ma ognuno opera per sè.

«Al massimo - fanno notare in Questura - siamo di fronte a forme di coordinamento e spartizione del denaro raccolto nell’ambito di un gruppi famigliari».

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