BOLZANO. I cinque curdi hanno spiegato alla polizia che il passatore era Alois Burger, sindacalista arrestato un mese fa a Rosenheim con l'accusa di immigrazione clandestina. Ma ecco la sua verità: «Io ho dato loro un passaggio. Mi sono fidato delle persone sbagliate». Dopo alcune settimane di detenzione presso il carcere di Monaco di Baviera, Alois Burger è potuto tornare a casa dalla sua famiglia.

Nelle prossime settimane la sua posizione dovrebbe essere chiarita. Secondo l'avvocato difensore, il pensionato bolzanino, che collabora con la Cgil, se la caverà con una multa. Come ha conosciuto i cinque clandestini? «Avevo deciso di andare a Bamberg a trovare mio fratello. Per non fare il viaggio da solo ho inserito il mio percorso su un sito di carpooling. In pratica si dà un passaggio dietro un compenso minimo. Una settimana prima della mia partenza sono stato contattato da una persona che parlava italiano. Voleva che partissi un giorno prima. Mi ha anche offerto 200 euro. Ma io mi sono rifiutato».

Dove vi siete incontrati? «Il 9 agosto li ho caricati in stazione: tre ragazze e due uomini. Un altro ragazzo è dovuto rimanere a Bolzano perché avevo posto solo per 5 persone. Ripensandoci avrei dovuto intuire qualcosa. E poi: nessuno di loro parlava italiano, a parte la più giovane con la quale comunicavo in inglese. Arrivati al Brennero ho chiesto loro se avevano tutti i documenti validi. E mi hanno detto che avevano un permesso di soggiorno per motivi turistici. Invece arrivati a Rosenheim siamo stati fermati per un controllo dalla polizia e lì ho scoperto che erano tutti clandestini».

Ha spiegato la sua situazione alle forze dell'ordine. E poi? «I clandestini hanno detto che io ero il loro passatore e che avevo chiesto loro dei soldi. In quel momento ho pensato di morire. Non era possibile che stava succedendo proprio a me. La polizia ha avviato una serie di indagini. All'inizio di settembre mi hanno rilasciato. Ho collaborato in tutto e per tutto. Sapevo che una volta arrivati a Bamberg un'altra persona sarebbe arrivata a prenderli per portarli tutti a Hannover. Durante l'isolamento potevo vedere solo il mio avvocato. In seguito ho scoperto che il gruppo che era con me in macchina era già stato rimpatriato in Siria una volta e che era il loro secondo tentativo. La prossima settimana potrò andare a riprendermi il cellulare che mi era stato sequestrato. Spero che nel giro di poche settimane tutto sia finito e io torni ad essere un cittadino libero. Oggi (ieri, ndr) mi sono autosospeso dalla Cgil. Voglio che la situazione sia chiarita».

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