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BOLZANO. La Provincia ha di fatto «regalato» le sorgenti di acqua minereali alle ditte produttrici. Cifre irrisorie, praticamente a costo zero, che vanno avanti da più di dieci anni, quando la Provincia stessa ha acquisito la competenza dallo Stato. «Stiamo rivedendo i canoni di derivazione delle acque, in maniera particolare di quelle minerali. La proposta è al vaglio degli uffici competenti»: è questo l’annuncio che arriva ora da parte dell’assessore Richard Theiner. Una presa di posizione provocata dal riflettore accesi dal nostro giornale sui canoni irrisori per lo sfruttamento delle cinque sorgenti di acqua minerale: in quattro casi vengono pagati 7.114 euro all’anno per 31 milioni di litri di acqua prelevata all’anno e nel quinto caso non è previsto alcun canone grazie a una legge regionale del 1954.
La sorgente «Plose», nel territorio di Bressanone, è concessa alla società «Fonte Plose Spa». La sorgente «Terme di Brennero» (comune di Brennero) è concessa a «Fonti Terme di Brennero Srl». La sorgente «Merano» (comune di Lana) è assegnata alla «Acquaeforst Srl» senza alcun pagamento. Le sorgenti «Acqua dell'imperatore» e «Lavaredo» a San Candido sono concesse alla «Kaiserwasser Srl». Le cifre sono emerse grazie a una interrogazione di Alessandro Urzì (Alto Adige nel cuore) allo stesso Theiner. I canoni, fissati da una legge del 2005, informa la Provincia, vengono aggiornati ogni due anni in base all’andamento Istat del costo della vita. «Le indicazioni che sono emerse di recente», sottolinea Theiner, «in maniera particolare per quanto riguarda lo sviluppo del mercato delle acque minerali, ci hanno spinto a rivedere i canoni, prevedendo somme più elevate non solo per la semplice derivazione, ma legando il tutto anche alla quantità di acqua effettivamente imbottigliata». La prima bozza è stata discussa in dicembre dalla giunta provinciale, informa Theiner, «ma la materia è attualmente al vaglio degli uffici competenti, soprattutto per quanto riguarda la parte giuridica. A livello statale è stato attivato un apposito tavolo di lavoro, chiamato tra l'altro a discutere proprio di una nuova regolamentazione dei canoni di derivazione. Senza contare che sulla materia vi è ancora da fare chiarezza su quanto effettivamente siano ampi i margini di manovra della Provincia in tema di competenze». Urzì ironizza: «Sollevai dieci anni fa il problema e anche allora venne detto che il quadro sarebbe cambiato. Sarà la volta buona? Intanto confermo quanto detto: presenterò un fascicolo alla Corte dei Conti». (fr.g.)
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