BOLZANO. Canoni irrisori di concessione per l’acqua minerale. L’Alto Adige è fanalino di coda tra le Regioni italiane. Lo sostiene Legambiente nazionale, che da anni porta avanti una battaglia per l’adeguamento dei canoni. Secondo l’associazione ambientalista, sono «ridicoli i canoni chiesti dalle Regioni». Ecco, in un quadro simile, Bolzano, che ha ottenuto la competenza sulla materia, si colloca in fondo alla classifica, insieme a Molise, Emilia Romagna, Sardegna e Puglia. Trento promossa. La vicenda dei canoni irrisori per lo sfruttamento delle acque minerali in Alto Adige è emersa nei giorni scorsi, grazie a una interrogazione di Alessandro Urzì. Per le cinque sorgenti presenti nel territorio provinciale le società assegnatarie versano un canone annuo di 7.114 euro.
Una delle sorgenti è in scadenza e la Provincia sta aprendo il bando per la nuova concessione. Si tratta della sorgente Plose a Bressanone, finora assegnata alla Fonte Plose Spa. Il bando prevederà gli attuali canoni, fissati nella legge provinciale n.7 del 2005 (con aggiornamenti biennali in base ai dati Astat). L’assessore Richard Theiner ribadisce l’intenzione di aumentare i canoni: «Verranno moltiplicati e prevederemo anche un importo per la quantità di acqua imbottigliata. Il testo della nuova legge è stato elaborato». Perché il disegno di legge non viene depositato? Così Theiner: «È vero che abbiamo la competenza, ma preferiamo inserirci in un quadro nazionale. Ci sono due tavoli di lavoro, presso i ministeri dell’Ambiente e dell’Agricoltura». I tavoli di lavoro possono durare anni. «Ho fatto scrivere l’altro giorno al ministero dell’Ambiente proprio per avere una stima sui tempi», risponde Theiner. Come ricorda l’assessore, la Provincia di Bolzano si distingue, tra poche, per avere previsto solo un canone relativo alle portate medie annue concesse, pari a 711,42 euro per litro/ secondo, con un canone minimo annuale di 7.1114 euro. Non c’è stato finora alcun canone aggiuntivo che tenga conto della quantità di acqua imbottigliata.
In base alla legge provinciale, scrive Legambiente nel rapporto 2014, «si potrebbero imbottigliare fino a 200 milioni di litri (se si prelevasse l’acqua per 24 ore al giorno per 365 giorni all’anno), con un fatturato potenziale di circa 100 milioni di euro». A proposito di tempi, Legambiente denuncia che nel 2006 la Conferenza delle Regioni aveva approvato un documento per uniformare in tutta Italia i canoni: da 1 a 2,5 euro per metro cubo o frazione di acqua imbottigliata; 0,5-2 euro per metro cubo o frazione di acqua utilizzata o emunta, e infine, 30 euro per ettaro o frazione di superficie concessa.
Nella tabella in questa pagina, tratta dal dossier Legambiente del 2014, si notano le differenze legislative tra le Regioni: «Le amministrazioni regionali continuano ad applicare in maniera molto eterogenea i canoni di concessione, ancora una volta applicando nella quasi totalità dei casi, importi e criteri estremamente vantaggiosi per le aziende che imbottigliano. Sono poche le novità rispetto agli altri anni, e anche laddove si è rivista la normativa, non sempre si è adeguato il canone ai criteri dettati dalla Conferenza Stato-Regioni. Si tratta semplicemente di applicare in Italia quello che le normative europee ci chiedono da tempo, ovvero attuare un sistema di tassazione “ambientale” per tutte quelle attività che nel loro svolgimento causano un impatto sul territorio».
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