BOLZANO. «Oggi si chiama recycling, una volta si chiamava necessità ed per questo che mio padre, alla fine degli anni ’40, cominciò a raccogliere il ferro vecchio». Così l’imprenditore Sergio Santini ricorda il padre Marino scomparso l’altro giorno all’età di 101anni: i funerali si svolgeranno domani mercoledì 12 agosto alle 15 nella chiesa parrocchiale di Don Bosco.

Santini, capostipite di quello che oggi a Bolzano è un vero e proprio impero economico che ha trasformato in business tutto ciò che la società butta via, era nato a Borgoforte di Mantova il 14 ottobre del 1913, quindi dopo alcuni anni trascorsi a Verona si era trasferito a Bolzano nel 1939, alla vigilia della seconda guerra mondiale.

«Mio padre - racconta ancora Sergio - faceva il ferraiolo, ovvero preparava l’armatura delle costruzioni. Ha partecipato alla realizzazione del cinema Corso e di diversi edifici di corso Libertà, oltre alle Iti di via Cadorna. Il lavoro gli piaceva, ma in inverno i cantieri erano fermi e lui con una moglie (Maria) e quattro figli (Annamaria, Clara, Walter e Sergio) da mantenere, non poteva permetterselo. È così che ha cominciato a raccogliere il ferro vecchio che aveva un certo valore».

Primo piccolo deposito in piazza Matteotti, poi un altro all’angolo tra via Palermo e via Genova. L’attività iniziata per necessità, si è trasformata nel corso degli anni in un’impresa di famiglia.

L’azienda “Marino Santini” è diventata la “Fratelli Santini”, ovvero Walter e Sergio. Oggi l’impero del riciclaggio è guidato da Sergio e dai figli Andrea e Mauro.

«Mio padre fino a 80 anni veniva ogni giorno in ufficio: si occupava delle pratiche amministrative, andava a trovare personalmente i clienti. Era figlio di un’ epoca in cui i rapporti umani erano importanti: con i clienti si andava a prendere il caffé e capitava addirittura di andare in vacanze con le famiglie. Oggi che tutto corre velocemente i rapporti avvengono via mail: non sai spesso neppure che faccia e che voce abbia il cliente».

Marino Santini ha visto nascere il deposito di via del Vigneto dove si raccolgono i rifiuti riciclabili; e i due di via Giotto: uno riservato ai rottami in ferro, l’altro alle auto da rottamare. La società dà lavoro a 100 persone e sta aprendo a Merano un nuovo impianto, un altro è in programma al confine tra Alto Adige e Trentino.

Ad Innsbruck ha una ditta con 10 dipendenti: «Due anni fa quando ha festeggiato i 100 anni, ci ho portato mio padre: era tutto orgoglioso ed entusiasta dei progressi fatti. Da quando ha iniziato lui, è cambiato il mondo: una volta si faceva tutto a mano, oggi ci sono le macchine di ultima generazione. Ma l’altro giorno ho avuto la brutta sensazione di essere tornato indietro a tanti anni fa, quando ragazzino andavo a dare una mano a mio padre nei depositi di raccolta. È arrivato un signore sulla sessantina con un sacchettino di pezzi di alluminio. Valore: 4-5 euro. Ha preso i soldi e mi ha detto: così almeno posso comprare il pollo da portare a casa per mezzogiorno. Mi ha fatto pena e gli ho dato 10 euro. Purtroppo, ultimamente, non è un caso isolato».