BOLZANO. Da avvocato specializzato in diritto del lavoro ha seguito tante cause, sempre dalla parte dei lavoratori. Quando era comunista aveva letto, uno tra pochi, Marx, Gramsci e Mao Tse-tung. Adorava il ciclismo e andava a seguire il Giro d’Italia, «felice come un bambino», racconta chi lo accompagnava. Aveva una cineteca di 5 mila film e negli ultimi anni, da fondatore del Circolo La Comune, aveva iniziato a scrivere opere teatrali. È morto l’altra notte a 70 anni all’ospedale di Bolzano Paolo Mosna. Lascia tanti amici in città e ognuno di loro racconta una tessera di una personalità ricca e piena di curiosità. I funerali, ancora non fissati, dovrebbero tenersi mercoledì.

La famiglia originaria di Fondo in Val di Non, Paolo Mosna è cresciuto a Bolzano. La madre era maestra, il padre ingegnere, morto giovane. Dopo la laurea in giurisprudenza aveva iniziato a esercitare come avvocato. La sua strada la trovò ben presto nel diritto del lavoro. Ricorda Alberto Filippi, uno dei migliori amici di Mosna, oggi consigliere comunale del Movimento 5 Stelle: «Quando nel 1970 venne approvato lo Statuto dei lavoratori, Paolo ci si buttò anima e corpo. Fu tra i primi avvocati a seguire cause a fianco dei lavoratori». Gli amici lo raccontano come avvocato generoso di energie e non solo. Lunga la lista dei casi seguiti pro bono o con parcella minima. «Non puntava certo ad arricchirsi con i lavoratori», gli rende omaggio Filippi, «insieme abbiamo condotto tante battaglie contro la speculazione edilizia e i paradisi fiscali. Paolo era comunista, lo eravamo entrambi a dire il vero, ma a differenza di molti di noi, Marx l’aveva letto bene e perfino Mao». Un altro grande amico è stato Sandro Forcato. Insieme nel 1971 fondarono la Comune, ricorda Forcato, «ma con Paolo ci conoscevamo fin da ragazzini. Alla fine degli anni Cinquanta militavamo insieme nel Pci, poi ne uscimmo. Restò a sinistra, ma non gli interessò mai candidarsi. La Comune era legata alla sua grande passione intellettuale. Era un uomo di cultura sterminata, dalla letteratura, al cinema, al teatro». Malato da diversi anni, aveva chiuso lo studio legale per dedicarsi interamente agli studi. Ricorda Forcato: «Presentava gli spettacoli della nostra stagione e si buttò nella scrittura teatrale. Per la Comune scrisse i testi su Andreas Hofer, Ipazia e Garibaldi». Filippi ricorda la collezione di film, «credo una delle più vaste d’Italia» e l’amico con cui ha fatto tante camminate, finché è stato possibile, «parlavamo tanto, stare con lui dava gioia e allegria». (fr.g.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA