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Bolzano. Adriana Pasquali se ne è andata a 91 anni. Bolzano perde una professionista strepitosa e una donna che aveva fatto della totale indipendenza e libertà di idee il faro di tutta una vita. È stata una penalista eccellente, quando a Bolzano c’era una sola penalista, lei. Il suo divorzio fu il primo di Bolzano e tra i primi in Italia. Varata la legge, nel 1970, le carte erano già pronte per la cancelleria. Ha vissuto come ha voluto e ha vissuto bene. Lavoro, politica, amicizie, amori e viaggi. È stata sempre una donna di destra, legatissima alla famiglia Mitolo.
Per i suoi 90 anni l’hanno festeggiata al Circolo cittadino. Chissà cosa avrà pensato, ricordando le feste della sua giovinezza al Circolo cittadino nella sede sontuosa di Villa Boscoverde in via Defregger.
«Adriana era la stella di quei ricevimenti», ha ricordato di recente Francesca Witzmann. Era l’epoca della potente Bolzano italiana delle professioni e dell’industria. Talento naturale e lavoro sui fascicoli, figlia d’arte, ha frequentato fino a pochi mesi fa lo studio che divideva con il fratello Alberto. «Passava per dare una occhiata, ma ha seguito cause fino a otto anni fa», racconta Alberto Pasquali. Il carattere non le faceva difetto. «Era una donna determinata, molto. Quando si discuteva non era una passeggiata» ricorda Alberto. È stata senatrice di An (collegio Bolzano-Bassa Atesina) nella XIII legislatura, dal 1996 al 2001.
Fu la prima senatrice in Alto Adige e l’ultimo eletto della destra italiana in quel collegio per molti anni. «Poi arrivò Peterlini», ricordava.
Adriana Pasquali è morta l’altra notte nella sua casa, l’appartamento con il grande terrazzo affacciato su piazza Adriano. È stata lucida e attenta fino all’ultimo.
Il Coronavirus le ruberà un funerale pubblico. «Le regole impongono una cerimonia con pochi parenti. Credo che organizzeremo una commemorazione per ricordarla degnamente appena sarà possibile», anticipa Alberto.
Una vita con la toga
Adriana era la sorella maggiore, poi c’era Franco, avvocato morto prematuramente, e appunto Alberto. Nei tempi della giovinezza erano i quattro Pasquali dello studio legale aperto dal padre Tito, poi sono rimasti in due. Tito era civilista, Adriana scelse il penale. E che penalista diventò. «Ho condotto insieme a lei molte cause e sapevo che nulla sarebbe stato lasciato al caso. Averla come avversaria di parte civile era invece una brutta avventura», racconta Beniamino Migliucci, collega e amico, rappresentante della generazione di avvocati arrivati in tribunale quando Adriana Pasquali era già affermata «è stata un esempio per molti di noi di come si debba svolgere la professione: con passione, impegno assoluto, rispetto».
La sua biografia racconta un elenco di prime volte e accelerazioni: maturità classica a 17 anni praticamente sotto le bombe della seconda guerra mondiale, laurea in giurisprudenza a 21 anni a Padova, città di origine della famiglia, a 23 anni procuratrice legale, la più giovane avvocatessa cassazionista in un mondo maschile, tra i fondatori e presidente della Camera penale di Bolzano, prima donna presidente dell’Ordine degli avvocati. Aveva 86 anni, quando a Roma le venne consegnata una medaglia di riconoscimento per essere stata la donna con più anni di iscrizione all’Albo speciale degli avvocati cassazionisti, il Gotha della professione.
Tra gli impegni professionali più importanti vanno ricordati i processi a Milano sugli attentati dei terroristi sudtirolesi, con Adriana Pasquali avvocato di parte civile delle vittime. Abituata a primeggiare, non aveva mai accettato il mistero che ancora avvolge l’omicidio di Francesca Montebugnoli del 30 gennaio 1969: la giovane segretaria era stata trovata morta nello studio del notaio Giancarlo Giatti. Adriana Pasquali difese Rudi Rainer, uno dei due giovani arrestati e poi scagionati. Fino all’ultimo rivendicò la propria teoria su quell’omicidio, ribadita nel 2012 attraverso una memoria inviata al nostro giornale. L’avvocato Alberto Valenti rende omaggio alla collega e amica: «Quando sono arrivato a Bolzano dalla Toscana ho capito subito che Adriana era una delle professioniste da cui si poteva imparare. Ho studiato le sue strategie difensive. Tanto era abile come legale, tanto era corretta nei rapporti con gli altri colleghi, i giudici e i sostituti procuratori. Non si conquista per caso un rispetto che è durato fino ad oggi». Come presidente dell’Ordine degli avvocati, ricorda il fratello Alberto, si era spesa moltissimo per arrivare a una norma di attuazione equilibrata sul principio delle due lingue nei processi. «Il suo passaggio alla politica avvenne così, in modo quasi naturale».
La senatrice
Nel 1996 l’elezione al Senato con An, convinta da Pietro Mitolo. Sfidò il senatore uscente della Svp Karl Ferrari e vinse. Alberto Sigismondi ricorda le giornate di campagna elettorale in cui la scortava: «Aveva quasi settant’anni, nella professione aveva ottenuto tutto ciò che desiderava. Ha voluto fare una campagna elettorale vera. Si metteva le scarpe basse e via. Abbiamo battuto tutto Don Bosco, e avanti così. Caricavamo l’auto di volantini e si tornava a sera». Al Senato nel gruppo di An la inquadrarono subito. «Quando c’erano questioni giuridiche, Adriana era una delle persone a cui si rivolgevano», ricorda Sigismondi. Partecipò alla Bicamerale e fu vice presidente della commissione Affari costituzionali. Memorabili, con Mitolo, le battaglie per la toponomastica italiana. Nel 2017 era stata la prima tra gli ex politici locali a devolvere parte del vitalizio ai terremotati di Amatrice.
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Per i suoi 90 anni l’hanno festeggiata al Circolo cittadino. Chissà cosa avrà pensato, ricordando le feste della sua giovinezza al Circolo cittadino nella sede sontuosa di Villa Boscoverde in via Defregger.
«Adriana era la stella di quei ricevimenti», ha ricordato di recente Francesca Witzmann. Era l’epoca della potente Bolzano italiana delle professioni e dell’industria. Talento naturale e lavoro sui fascicoli, figlia d’arte, ha frequentato fino a pochi mesi fa lo studio che divideva con il fratello Alberto. «Passava per dare una occhiata, ma ha seguito cause fino a otto anni fa», racconta Alberto Pasquali. Il carattere non le faceva difetto. «Era una donna determinata, molto. Quando si discuteva non era una passeggiata» ricorda Alberto. È stata senatrice di An (collegio Bolzano-Bassa Atesina) nella XIII legislatura, dal 1996 al 2001.
Fu la prima senatrice in Alto Adige e l’ultimo eletto della destra italiana in quel collegio per molti anni. «Poi arrivò Peterlini», ricordava.
Adriana Pasquali è morta l’altra notte nella sua casa, l’appartamento con il grande terrazzo affacciato su piazza Adriano. È stata lucida e attenta fino all’ultimo.
Il Coronavirus le ruberà un funerale pubblico. «Le regole impongono una cerimonia con pochi parenti. Credo che organizzeremo una commemorazione per ricordarla degnamente appena sarà possibile», anticipa Alberto.
Una vita con la toga
Adriana era la sorella maggiore, poi c’era Franco, avvocato morto prematuramente, e appunto Alberto. Nei tempi della giovinezza erano i quattro Pasquali dello studio legale aperto dal padre Tito, poi sono rimasti in due. Tito era civilista, Adriana scelse il penale. E che penalista diventò. «Ho condotto insieme a lei molte cause e sapevo che nulla sarebbe stato lasciato al caso. Averla come avversaria di parte civile era invece una brutta avventura», racconta Beniamino Migliucci, collega e amico, rappresentante della generazione di avvocati arrivati in tribunale quando Adriana Pasquali era già affermata «è stata un esempio per molti di noi di come si debba svolgere la professione: con passione, impegno assoluto, rispetto».
La sua biografia racconta un elenco di prime volte e accelerazioni: maturità classica a 17 anni praticamente sotto le bombe della seconda guerra mondiale, laurea in giurisprudenza a 21 anni a Padova, città di origine della famiglia, a 23 anni procuratrice legale, la più giovane avvocatessa cassazionista in un mondo maschile, tra i fondatori e presidente della Camera penale di Bolzano, prima donna presidente dell’Ordine degli avvocati. Aveva 86 anni, quando a Roma le venne consegnata una medaglia di riconoscimento per essere stata la donna con più anni di iscrizione all’Albo speciale degli avvocati cassazionisti, il Gotha della professione.
Tra gli impegni professionali più importanti vanno ricordati i processi a Milano sugli attentati dei terroristi sudtirolesi, con Adriana Pasquali avvocato di parte civile delle vittime. Abituata a primeggiare, non aveva mai accettato il mistero che ancora avvolge l’omicidio di Francesca Montebugnoli del 30 gennaio 1969: la giovane segretaria era stata trovata morta nello studio del notaio Giancarlo Giatti. Adriana Pasquali difese Rudi Rainer, uno dei due giovani arrestati e poi scagionati. Fino all’ultimo rivendicò la propria teoria su quell’omicidio, ribadita nel 2012 attraverso una memoria inviata al nostro giornale. L’avvocato Alberto Valenti rende omaggio alla collega e amica: «Quando sono arrivato a Bolzano dalla Toscana ho capito subito che Adriana era una delle professioniste da cui si poteva imparare. Ho studiato le sue strategie difensive. Tanto era abile come legale, tanto era corretta nei rapporti con gli altri colleghi, i giudici e i sostituti procuratori. Non si conquista per caso un rispetto che è durato fino ad oggi». Come presidente dell’Ordine degli avvocati, ricorda il fratello Alberto, si era spesa moltissimo per arrivare a una norma di attuazione equilibrata sul principio delle due lingue nei processi. «Il suo passaggio alla politica avvenne così, in modo quasi naturale».
La senatrice
Nel 1996 l’elezione al Senato con An, convinta da Pietro Mitolo. Sfidò il senatore uscente della Svp Karl Ferrari e vinse. Alberto Sigismondi ricorda le giornate di campagna elettorale in cui la scortava: «Aveva quasi settant’anni, nella professione aveva ottenuto tutto ciò che desiderava. Ha voluto fare una campagna elettorale vera. Si metteva le scarpe basse e via. Abbiamo battuto tutto Don Bosco, e avanti così. Caricavamo l’auto di volantini e si tornava a sera». Al Senato nel gruppo di An la inquadrarono subito. «Quando c’erano questioni giuridiche, Adriana era una delle persone a cui si rivolgevano», ricorda Sigismondi. Partecipò alla Bicamerale e fu vice presidente della commissione Affari costituzionali. Memorabili, con Mitolo, le battaglie per la toponomastica italiana. Nel 2017 era stata la prima tra gli ex politici locali a devolvere parte del vitalizio ai terremotati di Amatrice.
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