BOLZANO. Guazzabuglio Ae e quote rosa. I soci Bolzano e Merano non sono d’accordo sulla linea da tenere dopo la sentenza del Tar che ha dichiarato illegittimi gli atti con cui i due Comuni hanno designato i componneti del Cda. Lo stesso Tar tra l’altro non ha dichiarato illegittimo lo stesso Cda di Ae, nominato dalla assemblea dei soci. Ieri incontro tra i sindaci e il presidente di Ae Massimiliano Sturaro, poi seduta di maggioranza a Bolzano, con i partiti a loro volta divisi tra chi chiede l’applicazione delle quote rosa (Sel e Verdi) e chi (parte del Pd e Svp) teme ripercussioni negative sulla gestione di Ae e propende per un ricorso al Consiglio di Stato o per tirare in lungo la situazione fino alla scadenza del Cda a dicembre. La settimana prossima i sindaci e vicesindaci di Bolzano e Merano incontreranno il comitato pari opportunità. Merano propende per attuare la sentenza. Così il vicesindaco Giorgio Balzarini: «Non siamo d’accordo con un ricorso. Ma se va applicata la sentenza, si deve vedere come, perché dovremmo sfiduciare il Cda, e non lo faremo, vista la qualità del suo lavoro. Ci dovrebbero piuttosto essere dimissioni». Questa è la proposta emersa in maggioranza da Guido Margheri (Sel) e Brigitte Foppa (Verdi): «E’ stato commesso un errore. Si chiedano le dimissioni del Cda, per permettere la nomina di due donne». Verrebbe confermato Sturaro per garantire la continuità. Prudente il sindaco Spagnolli: «Dobbiamo decidere in armonia con Merano, evitando ulteriori azioni legali e adempiendo agli obblighi di legge». Ma quanti altri Cda non rispettano le quote rosa? Non sono in grado di rispondere né la consigliera di parità Simone Wasserer (vincitrice dell’esposto al Tar), né il comitato pari opportunità (ricorso respinto per assenza di legittimità). Ci sono Cda solo al maschile come Seab, Eco Center, Sta e Informatica Alto Adige , ma vanno incrociati i dati tra nomine ed entrata in vigore della normativa. Simone Wasserer si sfoga: «Lavoro da sola e non ho ultimato i controlli». Così la presidente del Comitato Ulrike Oberhammer: «La legge provinciale non ha previsto, come necessario, che le nomine ci vengano comunicate direttamente». (fr.g.)

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