BOLZANO. Quando, poco prima delle 6, è arrivata al bar Terminal di via Perathoner, lo ha visto seduto su una delle panchine vicino al locale. «Cominciamo bene», avrà pensato Gabriella Lorenzini, che da dieci anni lavora nel bar-ristorante vicino alla stazione delle autocorriere. Conosce quell’uomo. Ha problemi psichici: insulta sempre tutti, parla da solo e l’ha minacciata più di una volta. Ora sta seduto davanti al ristorante e appena la vede fa quello che fa sempre: la insulta pesantemente. Ma Gabriella Lorenzini ha imparato a non reagire. Meglio stare zitte e infilarsi nel locale. Ma mentre prende le chiavi per aprire, l’uomo - che è in stato confusionale - urla «Apri questa ca... di porta». Con un pugno colpisce la vetrata. Schegge e pezzi di vetro raggiungono Gabriella.

Pochi istanti e ha il volto ricoperto di sangue e un taglio profondo alla mano sinistra. «Pensavo che questa volta sarei morta - racconta spaventata -. Solo dieci giorni fa è entrato, ha pestato i pugni sul tavolo e ha detto che mi avrebbe accoltellata». Dopo l’aggressione il bar è stato chiuso. Ha la mano fasciata. La maglietta bianca è sporca di sangue. Il volto è ricoperto di cerotti. «Sono appena tornata dall’ospedale - dice -. Mi ha aggredita mentre aprivo la porta. Ho sentito che si stava avvicinando, ma non ho potuto fare nulla per fermarlo. È stato terribile. Subito dopo è fuggito, ha visto arrivare uno dei nostri fornitori».

Gabriella Lorenzini, pur essendo ferita, chiama il 113. «Tenevo in mano il cellulare, proprio perché avevo paura. Pensavo: se questo tenta di colpirmi, chiamo subito la polizia». L’aggressore, un bolzanino di 37 anni, viene rintracciato poco dopo da una Volante. Sanguina da una mano. Si è ferito dopo aver colpito la porta in vetro. Ha cercato di sfuggire agli agenti. Ma alla fine è stato fermato e consegnato a un’ambulanza del 118. Ora si trova ricoverato in psichiatria. «La situazione è diventata insostenibile - dicono Adis Artioli e Helen Unterkofler, proprietari del bar Terminal -. Non ci sentiamo più tutelati. Ma vi sembra normale che le nostre dipendenti non possano venire a lavoro senza avere paura di essere aggredite? Quell’uomo è solo uno dei tanti che girano tra la stazione e piazza Walther. Ora però basta. Chiediamo che la questura intervenga. Altrimenti non ci resta altro che armarci. Hanno abbandonato questo angolo di città. In via Garibaldi e ai giardini davanti alla stazione oramai c’è solo degrado, tossici, ubriachi e squilibratiPaghiamo le tasse come tutti gli altri: vogliamo essere protetti».