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BOLZANO. Sala di rappresentanza del Municipio, ieri sera, gremita: pubblico seduto sulle scale e in piedi per l’incontro dal titolo «Un esempio di integrazione riuscita” - promosso da Centro per la pace, Le Formiche, Archivio delle Donne, Katholische Frauenbewegung, Ethical Banking - con Agitu Idea Gudeta, 40 anni, etiope d’origine e trentina d’adozione.
Donna bella e carismatica, imprenditrice di successo: a Frassilongo, in valle dei Mocheni, ha creato l’azienda «La capra felice» con un allevamento di 180 capre che produce latte e formaggi.
La sua storia è salita alla ribalta delle cronache dopo che l’estate scorsa ha avuto il coraggio di uscire allo scoperto e di denunciare di essere vittima di aggressioni, minacce e danneggiamenti.
«Sono arrivata in Italia vent’anni fa per studiare Sociologia all’università di Trento - dice - e allora gli stranieri si contavano sulle dita di una mano, ciononostante non c’era il razzismo che c’è oggi nei confronti di tutto ciò che è “diverso”. Assistiamo quotidianamente a pesanti attacchi a chi arriva da altri mondi e ha un colore della pelle diverso; come pure ai gay. La cosa deve preoccupare tutti. Non deve essere un problema solo degli stranieri».
Lei stessa è stata vittima di gravi episodi di razzismo, fatti di aggressioni, minacce, danneggiamenti: com’è cambiata la sua vita?
«Ad un certo punto ho capito che dovevo uscire allo scoperto e denunciare pubblicamente quello che stavo subendo: la cosa era troppo grave per essere gestita solo tra me e le forze dell’ordine. La risposta è stata una reazione corale. Improvvisamente non mi sono sentita più sola. Ho ricevuto centinaia di mail e chi non se la cava con le tecnologie, mi ha scritto una lettera, per dirmi di non mollare. C’è chi è salito personalmente a Frassilongo: queste sono cose che fanno bene e ti danno la forza di non arrenderti».
Oggi come va la sua azienda?
«Bene. Ho due giovani rifugiati del Mali che mi danno una mano, visto che ho creato un allevamento con 180 capre, valorizzando i terreni del Demanio, abbandonati ormai da anni. È un lavoro che mi sta dando grandi soddisfazioni».
Progetti futuri?
«Voglio fare un agritur: ci saranno sei stanze per un totale di 14 posti letto creati all’interno dell’edificio, ristrutturato a suo tempo dal Comune di Frassilongo, ma che nessuno ha mai voluto. Io l’ho comprato. L’idea è di offrire agli ospiti la possibilità di gustare i prodotti locali, tra cui il latte e i formaggi di capra».
Mai pensato di venire a Bolzano a vendere i suoi prodotti?
«Mi piacerebbe. Ho già presentato la domanda». (a.m)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Donna bella e carismatica, imprenditrice di successo: a Frassilongo, in valle dei Mocheni, ha creato l’azienda «La capra felice» con un allevamento di 180 capre che produce latte e formaggi.
La sua storia è salita alla ribalta delle cronache dopo che l’estate scorsa ha avuto il coraggio di uscire allo scoperto e di denunciare di essere vittima di aggressioni, minacce e danneggiamenti.
«Sono arrivata in Italia vent’anni fa per studiare Sociologia all’università di Trento - dice - e allora gli stranieri si contavano sulle dita di una mano, ciononostante non c’era il razzismo che c’è oggi nei confronti di tutto ciò che è “diverso”. Assistiamo quotidianamente a pesanti attacchi a chi arriva da altri mondi e ha un colore della pelle diverso; come pure ai gay. La cosa deve preoccupare tutti. Non deve essere un problema solo degli stranieri».
Lei stessa è stata vittima di gravi episodi di razzismo, fatti di aggressioni, minacce, danneggiamenti: com’è cambiata la sua vita?
«Ad un certo punto ho capito che dovevo uscire allo scoperto e denunciare pubblicamente quello che stavo subendo: la cosa era troppo grave per essere gestita solo tra me e le forze dell’ordine. La risposta è stata una reazione corale. Improvvisamente non mi sono sentita più sola. Ho ricevuto centinaia di mail e chi non se la cava con le tecnologie, mi ha scritto una lettera, per dirmi di non mollare. C’è chi è salito personalmente a Frassilongo: queste sono cose che fanno bene e ti danno la forza di non arrenderti».
Oggi come va la sua azienda?
«Bene. Ho due giovani rifugiati del Mali che mi danno una mano, visto che ho creato un allevamento con 180 capre, valorizzando i terreni del Demanio, abbandonati ormai da anni. È un lavoro che mi sta dando grandi soddisfazioni».
Progetti futuri?
«Voglio fare un agritur: ci saranno sei stanze per un totale di 14 posti letto creati all’interno dell’edificio, ristrutturato a suo tempo dal Comune di Frassilongo, ma che nessuno ha mai voluto. Io l’ho comprato. L’idea è di offrire agli ospiti la possibilità di gustare i prodotti locali, tra cui il latte e i formaggi di capra».
Mai pensato di venire a Bolzano a vendere i suoi prodotti?
«Mi piacerebbe. Ho già presentato la domanda». (a.m)
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