BOLZANO. Due buoni-sconto al mese per il parrucchiere. Erano gli anni degli affari d’oro alla Upim di via della Posta, quando l’azienda poteva permettersi di “investire” sull’estetica delle commesse. «I brutti grembiuloni blu dell’inizio - racconta Bianca Sacchetto - col tempo hanno lasciato il posto a più eleganti gonne e camicette. Poi, negli anni Settanta, ci davano due buoni al mese per andare da “Fernando”, storico parrucchiere di piazza Walther, e lo stesso dicasi per l'acquisto delle scarpe che dovevano essere di un certo tipo».

Lei ha attraversato il periodo del boom economico: «Quando ci penso mi viene il magone: nel magazzino di via della Posta ho lavorato per 30 anni. Mi dispiace che tutto finisca così. Il 20 settembre si abbasseranno le serrande e quel negozio diventerà qualcos'altro o forse resterà chiuso per chissà quanto tempo».

Veneta di origine, bolzanina di adozione ha cominciato a lavorare all'Upim di Verona alla fine degli anni Sessanta. «Avevo 16 anni e abitavo in un paese a 25 chilometri da Verona, troppi per farli due volte al giorno con la corriera. Così, all'inizio, mi aveva ospitata mia zia. Poi mi ero trovata una stanza: tutto quello che guadagnavo 17-18 mila lire al mese, era la paga da apprendista, lo spendevo per l'affitto. Mi davano una mano i miei genitori, perché altrimenti non ce l'avrei mai fatta. Nonostante lo stipendio fosse basso, per me era importante imparare un lavoro e poi l'Upim allora non era un negozio qualsiasi, era un super-negozio e c'era l'orgoglio di farne parte».

Nel 1971, finito l'apprendistato, il trasferimento a Bolzano e il matrimonio. Bianca voleva tornare a lavorare. In via della Posta c'era il magazzino dell'Upim, ha deciso di ripartire da lì, dove poi è rimasta fino al 2001.

«Allora – racconta – c'era una sorta di stile del marchio che imparavi durante l'apprendistato: io l'ho fatto a Verona, ma era la stessa cosa a Bolzano. La formazione durava tre anni. C'era la scuola interna da frequentare due volte alla settimana, alla fine si faceva l'esame». Oggi, spesso e volentieri, la commessa viene assunta quando serve e solo per il tempo strettamente necessario, allora si riteneva che fosse importante preparare il personale: «Facevamo lezioni di merceologia, perché i soldi che giravano erano pochi: un acquisto, quando ho iniziato a lavorare, era un lusso, per cui il cliente voleva sapere tutte le caratteristiche del prodotto. E poi, se ci sapevi fare, non usciva mai senza aver comprato qualcosa».

Questo spiega anche perché tra le commesse storiche e i clienti si era creato un rapporto di fiducia. «Mi è capitato spesso di sentirmi dire: “Se non c'è lei che mi consiglia, non vengo”. Piccole grandi soddisfazioni che ti ripagavano delle tante ore passate in piedi».

In oltre 30 anni Bianca Sacchetto ha passato tutti i reparti distribuiti sui tre piani del magazzino di via della Posta. «Il più bello? Il reparto dei neonati. Quello che mi è piaciuto meno? La ferramenta”.

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