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BOLZANO. «I volontari? Sì, siamo in difficoltà. Questa figura, purtroppo, è praticamente sparita. E quando la trovi magari ti chiede: "Quanto mi pagate?". Penso si sia perso lo spirito di una volta. Ma per ritrovarlo serve anche la mano della politica». Lancia l'allarme Claudio Pizzato, presidente di Aias. Lo fa durante la festa per i 60 anni dalla nascita dell'associazione, tenutasi ieri a Castel Mareccio.
È dal 1966, da un'idea nata da un gruppo di genitori di figli diversamente abili, che la realtà bolzanina è al fianco di persone affette da disabilità. Più di 100 i soci, 85 i ragazzi seguiti. «Le buone notizie ci sono, a partire dalla realizzazione di nuovi alloggi speciali per coloro che seguiamo. Ma non possiamo ignorare l'enorme carenza dei volontari...».
Pizzato si è rivolto alle figure istituzionali presenti in sala. Tra loro Angelo Gennaccaro, presidente del consiglio provinciale, il deputato Alessandro Urzì (FdI), l'assessora Patrizia Brillo, la consigliera provinciale Anna Scarafoni (FdI), i consiglieri del Pd Stefano Fattor e Sandro Repetto.
«Sicuramente bisogna cambiare il meccanismo - denuncia il presidente dell'Aias -. Una di queste modifiche ora potrebbe arrivare coinvolgendo quelle scuole superiori dedicate al sociale. In sintesi: fai volontariato e ricevi un credito formativo verso la maturità. Ma non lo possiamo fare noi. Serve una mano dall'alto».
La carenza di volontari, in realtà, è un problema generalizzato per tutto il settore dell'associazionismo. Altre idee per cercare di rendere interessante l'impegno in questo settore? Si andrà a parlare nelle scuole con i ragazzi e le ragazze, nella convinzione che possa essere utile per la loro crescita personale e ovviamente all'associazione.
Assieme agli educatori, in particolare al pomeriggio, Aias offre una serie di attività che aiutano a superare le barriere innalzate dalla disabilità. Da due anni, inoltre, hanno assunto la gestione del Bar Piacenza. «Lì lavorano come baristi tre nostri ragazzi, più un paio a rotazione. Per loro è una bella soddisfazione. Purtroppo, per le persone disabili è complicato trovare qualcuno disposto ad assumerle», sottolinea Pizzato.
Si pensa a un secondo alloggio
Si pensa costantemente anche agli alloggi per le persone con disabilità. Un appartamento in via Sassari, le cui chiavi sono state consegnate a luglio, è destinato a ospitare i ragazzi diversamente abili di Aias che, anche grazie alla tecnologia domotica, potranno vivere in autonomia.
Si tratta della prima CasAias, ma anche del primo esempio in Italia di una cooperativa che acquista un immobile così destinato, con apporto di quote dei soci che in cambio possono viverci dentro.
«Ora - continua Claudio Pizzato - il progetto vogliamo portarlo avanti, con un altro alloggio che dovrebbe costruire Coopbund nei prossimi anni. Sarà destinato a 4-5 utenti, non così autonomi come quelli in via Sassari e quindi con un operatore fisso in casa. Quando si parte? L'idea c'è già, sorgerà ad Aslago, aspettiamo solo che il Comune rilasci i permessi...».
I premi e le iniziative
La giornata di ieri, a Castel Mareccio, si è aperta con i saluti di rito delle autorità. La manifestazione è cominciata con momenti culturali e di intrattenimento, pensati per favorire la massima interazione tra gli ospiti.
Un momento importante è stato dedicato alla valorizzazione del legame con il territorio e alla memoria storica dell'associazione. È stato quindi lanciato il premio speciale "Gianni e Giovanni", istituito alla memoria di Gianni Di Curti, storico volontario e revisore dei conti, e Giovanni Magnini, già presidente di Aias Bolzano.
Entrambi sono stati amici storici dell'associazione e grandi propulsori dei progetti legati all'abitare "Durante e Dopo di Noi".
Nel pomeriggio si è tenuta la presentazione dei programmi cardine dell'associazione attraverso la proiezione di filmati inediti. In particolare, è stato dato spazio al progetto abitare, in collaborazione con la cooperativa sociale Casaias, e al progetto lavoro "Bar Inclusivo Piacenza", in collaborazione con la cooperativa sociale Amici di Aias.
«Aias è qualcosa di speciale per i ragazzi e per le loro famiglie - sottolinea Monica Bonomini, mamma di un ragazzo disabile - perché stanno in compagnia, litigano, si divertono. Semplicemente ciò che fanno i ragazzi...».


