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BOLZANO. E' atteso sul palcoscenico del Teatro Comunale di Bolzano da domani "Roman e il suo cucciolo", spettacolo tra i più applauditi delle precedenti stagioni, vincitore del prestigioso Premio Ubu 2010, e che lo Stabile ha saggiamente iscritto nel proprio cartellone.
Il testo, crudele, intenso e toccante, è frutto della traduzione e adattamento dal dramma "Cuba and His Teddy Bear" di Reinaldo Povod da parte di Edoardo Erba. Scritto nel 1986, debuttò con successo presso il New York City's Public Theater con Robert De Niro protagonista.
Tema centrale è l'emigrazione, che nell'originale riguarda la comunità di'Latinos', mentre nella versione italiana diventa una comunità romena trapiantata in Italia, in una squallida periferia metropolitana qual è la Casilina a Roma. Roman (Alessandro Gassman) è uno spacciatore giunto vent'anni prima con la madre in fuga dal regime di Ceausescu, ha cullato il sogno di integrarsi nella nuova realtà sposando un'italiana per poi fallire miseramente. Con lui c'é il figlio, il cucciolo (Giovanni Anzaldo, Premio Ubu 2010 come migliore attore Under 30), che vive il dramma di una difficile ricerca circa la sua identità: da un lato vuole negare la sua origine romena, dall'altro lato non riesce a calarsi completamente nella realtà italiana.
Questo disagio diventerà elemento basilare di un ingranaggio narrativo destinato a confluire nella tragedia. Partecipano al dramma sociale e famigliare altri personaggi emarginati e sbandati. Il pugliese Geco (Manrico Gammarota), socio in loschi affari di Roman, diventa il punto di incontro tra la delinquenza locale e straniera; un tossicodipendente-poeta (Sergio Meogrossi) esercita un fascino morboso sul ragazzo tanto da voler ambire a diventare scrittore di prosa; Dragos, un altro trafficante romeno (Matteo Taranto) è criminale di nuova generazione, prepotente e sadico; Maria è la prostituta umiliata e mortificata (Natalia Lungu), mentre un terzo pusher (Andrea Paolotti) si presenta giovane e goffo. Il finale della storia è tragico.
Il rapporto irrisolto tra il padre, diviso tra momenti di dolcezza ed esplosioni di rabbia, e il figlio, che vuole emanciparsi attraverso lo studio ma che nasconde a Roman la sua progressiva dipendenza dall'eroina, diventa una cupa metafora reale di percorsi di vita di disperata quotidianità, quella vera. "Roman e il suo cucciolo" affronta così il tema dell'emarginazione ponendosi fuori dagli schemi della solidarietà di maniera, affonda la lama nelle matrici delle discriminazioni sociali nella periferia romana, calate però in un'Italia globalizzata nella sua sostanza disumana.
Alessandro Gasmann, anche regista, prosegue con coraggio il suo contatto artistico con il teatro di impegno civile presentando testi crudi e di denuncia sociale (a Bolzano si era vista "La parola dei giurati" di Reginald Rose). Non a caso "Roman e il suo cucciolo" - prodotto da Società per Attori-Tsa e Teatro Stabile d'Abruzzo - è realizzato con il contributo di Amnesty International.
Il testo, crudele, intenso e toccante, è frutto della traduzione e adattamento dal dramma "Cuba and His Teddy Bear" di Reinaldo Povod da parte di Edoardo Erba. Scritto nel 1986, debuttò con successo presso il New York City's Public Theater con Robert De Niro protagonista.
Tema centrale è l'emigrazione, che nell'originale riguarda la comunità di'Latinos', mentre nella versione italiana diventa una comunità romena trapiantata in Italia, in una squallida periferia metropolitana qual è la Casilina a Roma. Roman (Alessandro Gassman) è uno spacciatore giunto vent'anni prima con la madre in fuga dal regime di Ceausescu, ha cullato il sogno di integrarsi nella nuova realtà sposando un'italiana per poi fallire miseramente. Con lui c'é il figlio, il cucciolo (Giovanni Anzaldo, Premio Ubu 2010 come migliore attore Under 30), che vive il dramma di una difficile ricerca circa la sua identità: da un lato vuole negare la sua origine romena, dall'altro lato non riesce a calarsi completamente nella realtà italiana.
Questo disagio diventerà elemento basilare di un ingranaggio narrativo destinato a confluire nella tragedia. Partecipano al dramma sociale e famigliare altri personaggi emarginati e sbandati. Il pugliese Geco (Manrico Gammarota), socio in loschi affari di Roman, diventa il punto di incontro tra la delinquenza locale e straniera; un tossicodipendente-poeta (Sergio Meogrossi) esercita un fascino morboso sul ragazzo tanto da voler ambire a diventare scrittore di prosa; Dragos, un altro trafficante romeno (Matteo Taranto) è criminale di nuova generazione, prepotente e sadico; Maria è la prostituta umiliata e mortificata (Natalia Lungu), mentre un terzo pusher (Andrea Paolotti) si presenta giovane e goffo. Il finale della storia è tragico.
Il rapporto irrisolto tra il padre, diviso tra momenti di dolcezza ed esplosioni di rabbia, e il figlio, che vuole emanciparsi attraverso lo studio ma che nasconde a Roman la sua progressiva dipendenza dall'eroina, diventa una cupa metafora reale di percorsi di vita di disperata quotidianità, quella vera. "Roman e il suo cucciolo" affronta così il tema dell'emarginazione ponendosi fuori dagli schemi della solidarietà di maniera, affonda la lama nelle matrici delle discriminazioni sociali nella periferia romana, calate però in un'Italia globalizzata nella sua sostanza disumana.
Alessandro Gasmann, anche regista, prosegue con coraggio il suo contatto artistico con il teatro di impegno civile presentando testi crudi e di denuncia sociale (a Bolzano si era vista "La parola dei giurati" di Reginald Rose). Non a caso "Roman e il suo cucciolo" - prodotto da Società per Attori-Tsa e Teatro Stabile d'Abruzzo - è realizzato con il contributo di Amnesty International.
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